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	<title>Novajo, Author at Novajo</title>
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	<description>Il futuro della comunicazione</description>
	<lastBuildDate>Mon, 26 Oct 2026 11:18:52 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Novajo, Author at Novajo</title>
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	<item>
		<title>Il nuovo Bando ANCI-CONAI 2026 per la Comunicazione Locale</title>
		<link>https://www.novajo.it/2026/10/26/il-nuovo-bando-anci-conai-2026-per-la-comunicazione-locale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Novajo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2026 11:18:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[ANCI e CONAI hanno confermato anche per il 2026 il Bando ANCI CONAI per la comunicazione locale, con un budget totale di 1.500.000 euro destinati a contribuire allo sviluppo delle attività di comunicazione di supporto alla gestione del servizio di raccolta differenziata organizzato dagli enti locali o dai soggetti da essi delegati. Le&#160;modalità di erogazione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">ANCI e CONAI hanno <strong>confermato anche per il 2026</strong> il <a href="https://www.anci.it/wp-content/uploads/2026/10/Bando-Comunicazione-Locale-2026.pdf"><strong>Bando ANCI CONAI per la comunicazione locale</strong></a>, con un budget totale di <strong>1.500.000 euro</strong> destinati a contribuire allo sviluppo delle attività di comunicazione di supporto alla gestione del servizio di raccolta differenziata organizzato dagli enti locali o dai soggetti da essi delegati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le<strong>&nbsp;modalità di erogazione</strong> di queste risorse sono riportate nelle <strong><a href="https://www.conai.org/download/bando-comunicazione-locale-2026/?tmstv=1791535952">Linee Guida alla Comunicazione Locale 2026</a></strong> <strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le domande possono essere presentate progetti riferiti ad attività condotte nel corso dell’anno 2026 e fino al 30 settembre 2027. <strong>La scadenza per la presentazione delle domande è il 13 novembre 2026.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">CONAI sosterrà le campagne di comunicazione locali attraverso un co-finanziamento fino ad un massimo<br>di € 50 mila euro per singolo progetto, destinando a tale scopo un importo complessivo annuo pari ad un milione e cinquecentomila euro così ripartiti.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>€ 375.000 per le Regioni del Nord &#8211; Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria ed EmiliaRomagna;</li>



<li>€ 500.000 per le Regioni del Centro &#8211; Toscana, Marche, Lazio ed Umbria;</li>



<li>€ 625.000 per le Regioni del Sud e Isole &#8211; Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Calabria, Basilicata, Sicilia e Sardegna.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Le domande devono essere presentate, previa registrazione, al sito web <a href="http://bandoanciconai.conai.org/">bandoanciconai.conai.org</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vuoi partecipare la bando ANCI &#8211; CONAI ? Novajo può aiutarti. <a href="https://www.novajo.it/blog/contatti/">Contattaci per saperne di più</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Venerdì 9 ottobre a Roma l&#8217;assemblea ANSO e un evento dedicato a IA e informazione</title>
		<link>https://www.novajo.it/2026/09/25/venerdi-9-ottobre-a-roma-lassemblea-anso-e-un-evento-dedicato-a-ia-e-informazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Novajo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 15:58:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Novajo]]></category>
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					<description><![CDATA[Venerdì 9 ottobre si svolge a Roma, l&#8217;assemblea di ANSO &#8211; Associazione Nazionale Stampa Online, negli spazi di Binario F, in via Marsala 29H, nei pressi della stazione Roma Termini, per una giornata dedicata all’associazione, al confronto tra gli editori e alle nuove prospettive aperte dall’intelligenza artificiale nel mondo dell’informazione. La mattina sarà dedicata all’Assemblea [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Venerdì 9 ottobre si svolge a Roma, l&#8217;assemblea di <a href="https://www.anso.it/">ANSO</a> &#8211; Associazione Nazionale Stampa Online, negli spazi di Binario F, in via Marsala 29H, nei pressi della stazione Roma Termini, per una giornata dedicata all’associazione, al confronto tra gli editori e alle nuove prospettive aperte dall’intelligenza artificiale nel mondo dell’informazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mattina sarà dedicata all’Assemblea ANSO, mentre nel pomeriggio è in programma “Redazioni aumentate: giornalismo e AI”, un appuntamento dedicato a come l’intelligenza artificiale sta entrando nei processi, negli strumenti e nel lavoro quotidiano delle redazioni.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le buone pratiche sulla trasparenza dei contenuti generati dall&#8217;IA</title>
		<link>https://www.novajo.it/2026/09/21/le-buone-pratiche-sulla-trasparenza-dei-contenuti-generati-dallia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Novajo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 16:07:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Novajo]]></category>
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					<description><![CDATA[Il codice di buone pratiche sulla trasparenza dei contenuti generati dall&#8217;IA punta al rispetto degli obblighi di trasparenza dell&#8217;art 50 dell’AI Act  della Commissione Europea e la pagina dedicata al Code of Practice on Transparency of AI-Generated Content, spiega che questi obblighi riguardano marcatura, rilevabilità, etichettatura di contenuti generati o manipolati con IA, deepfake e alcune [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">I<a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/it/policies/code-practice-ai-generated-content">l codice di buone pratiche sulla trasparenza dei contenuti generati dall&#8217;IA </a>punta al rispetto degli obblighi di trasparenza dell&#8217;art <a href="https://ai-act-service-desk.ec.europa.eu/en/ai-act/article-50" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> 50 dell’AI Act</a>  della Commissione Europea e la pagina dedicata al <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/code-practice-ai-generated-content" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Code of Practice on Transparency of AI-Generated Content</a>, spiega che questi obblighi riguardano marcatura, rilevabilità, etichettatura di contenuti generati o manipolati con IA, deepfake e alcune pubblicazioni generate o manipolate con IA.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli obblighi di cui all&#8217;articolo 50 della legge sull&#8217;IA (obblighi di trasparenza per i fornitori e gli operatori di sistemi di IA generativi) affrontano i rischi di inganno e manipolazione, promuovendo l&#8217;integrità dell&#8217;ecosistema dell&#8217;informazione. Tali obblighi di trasparenza, applicabili a decorrere dal 2 agosto 2026, integrano altre norme come quelle per i sistemi di IA ad alto rischio o <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/contents-code-gpai">i modelli di IA per finalità generali.</a> </p>



<p class="wp-block-paragraph">La Commissione europea ha elaborato il <strong>Code of Practice on Transparency of AI-Generated Content</strong>, dedicato proprio all’applicazione degli obblighi di trasparenza previsti dall’articolo 50. Il codice affronta temi come la marcatura dei contenuti, la loro rilevabilità, l’etichettatura dei deepfake e le modalità con cui informare gli utenti. Un punto importante è la distinzione tra il codice e il regolamento: <strong>l’adesione al codice è volontaria, mentre gli obblighi di trasparenza previsti dall’AI Act sono obblighi giuridici</strong>. Il codice rappresenta quindi uno strumento pratico per aiutare provider e deployer a dimostrare la conformità alle disposizioni europee. Questa mappatura consente di trasformare la trasparenza da un adempimento occasionale in una <strong>procedura aziendale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intelligenza artificiale è ormai entrata nella produzione quotidiana di testi, immagini, video e audio. Viene utilizzata nei chatbot dei siti web, per creare campagne pubblicitarie, generare immagini e voci, realizzare video, produrre testi informativi e assistere gli operatori nelle attività di comunicazione. Il problema nasce quando un contenuto prodotto o modificato dall’IA può essere percepito come autentico o quando una persona non è consapevole di stare interagendo con una macchina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’articolo 50 del regolamento europeo stabilisce una serie di obblighi di trasparenza per i fornitori e gli utilizzatori di determinati sistemi di IA. La norma individua diverse situazioni. La prima riguarda i sistemi di intelligenza artificiale destinati a interagire direttamente con le persone. In questi casi, l’utente deve essere informato del fatto che sta interagendo con un sistema di IA, salvo quando ciò risulta già evidente dal contesto a una persona ragionevolmente informata, attenta e consapevole. La seconda riguarda i sistemi che generano contenuti sintetici, come <strong>audio, immagini, video e testi</strong>. Gli output devono essere marcati in un formato leggibile dalle macchine e rilevabili come contenuti generati o manipolati artificialmente, nella misura in cui ciò sia tecnicamente possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’ulteriore analisi riguarda i contenuti generati o manipolati con l’IA che possono configurarsi come <strong>deepfake</strong>, oltre ad alcuni testi generati o modificati artificialmente e pubblicati per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico. In generale, l’informazione deve essere fornita in modo <strong>chiaro, distinguibile e accessibile</strong>, al più tardi al momento della prima interazione o esposizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più importanti dell’AI Act è la distinzione tra chi sviluppa e fornisce un sistema di IA e chi lo utilizza. Il regolamento definisce quest’ultimo soggetto come <strong>deployer</strong>, cioè colui che utilizza un sistema di intelligenza artificiale sotto la propria autorità. Un’azienda che utilizza un chatbot sul proprio sito, un software per generare immagini, una piattaforma per creare video pubblicitari o un assistente IA per rispondere ai clienti non ha necessariamente sviluppato il sistema. Può però essere soggetta agli obblighi previsti per chi lo utilizza. Per questo la gestione della trasparenza dovrebbe partire da una <strong>mappatura interna degli strumenti di IA</strong>: quali sistemi vengono utilizzati, da chi, per quali attività, con quali dati e per produrre quali contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se un’immagine generata artificialmente viene utilizzata semplicemente come elemento grafico e non può essere confusa con una fotografia reale, il contesto può essere diverso rispetto a un’immagine fotorealistica che rappresenta una persona o un evento come se fosse realmente esistito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come dichiarare l’utilizzo dell’IA ? Non esiste una formula unica valida per ogni situazione. L’informazione dovrebbe comunque essere <strong>chiara, facilmente riconoscibile e comprensibile</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un chatbot si può utilizzare, ad esempio: “Stai interagendo con un assistente virtuale basato sull’intelligenza artificiale.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un’immagine: “Immagine generata con strumenti di intelligenza artificiale.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un video: “Questo video contiene elementi generati o modificati con l’intelligenza artificiale.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per una voce: “Voce generata artificialmente.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un contenuto informativo, quando ricorrono i presupposti dell’articolo 50: “Questo contenuto è stato generato o modificato con il supporto di sistemi di intelligenza artificiale.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">La formula concreta va adattata al contesto e alla natura del contenuto.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La comunicazione del clima nelle testate locali un webinar il 6 ottobre</title>
		<link>https://www.novajo.it/2026/09/10/la-comunicazione-del-clima-nelle-testate-locali-un-webinar-il-6-ottobre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Novajo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 06:23:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Novajo]]></category>
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					<description><![CDATA[II 6 ottobre 2026 alle ore 17.00 si svolge un webinar online dal titolo 𝐋𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐥𝐢𝐦𝐚 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚𝐭𝐞 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐢 -𝐅𝐨𝐫𝐮𝐦 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐭𝐫𝐚 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐢 𝐞 𝐟𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐢 dedicato al ruolo dell’informazione locale nella comunicazione dei cambiamenti climatici, con un confronto tra giornalisti italiani e francesi. L’incontro sarà un’occasione per condividere esperienze, approcci e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://us06web.zoom.us/webinar/register/WN_bfZklPZ9SH-zrOlJkRanfQ#/registration">II 6 ottobre 2026 alle ore 17.00 si svolge un webinar online</a> dal titolo 𝐋𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐥𝐢𝐦𝐚 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚𝐭𝐞 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐢 -𝐅𝐨𝐫𝐮𝐦 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐭𝐫𝐚 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐢 𝐞 𝐟𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐢 dedicato al ruolo dell’informazione locale nella comunicazione dei cambiamenti climatici, con un confronto tra giornalisti italiani e francesi. L’incontro sarà un’occasione per condividere esperienze, approcci e buone pratiche nella narrazione del clima e dei suoi effetti sui territori, raccogliendo idee e spunti per nuove modalità di comunicazione e possibili progettualità comuni.<br><br>Un momento di confronto transfrontaliero per riflettere su come rendere l’informazione climatica più accessibile, efficace e vicina alle comunità locali. L’incontro è organizzato con il Patrocinio di ANSO e in collaborazione con Quotidiano Piemontese, nell’ambito di <a href="https://clicalp.eu/">CliCAlp</a>, progetto finanziato dal Programma Interreg Italia-Francia ALCOTRA e co-finanziato dall’Unione Europea. Il progetto è coordinato da AICA – Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale, in collaborazione con Volubilis – Rete euro-mediterranea per la città e i paesaggi.<br><br>Il cambiamento climatico si racconta anche attraverso l’informazione locale. Ma come cambia il modo di comunicare il clima? E quali strumenti e collaborazioni possono aiutare giornalisti e testate a raccontarlo meglio?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il programma del webinar Comunicazione del clima nelle testate locali<br>Forum di confronto tra giornalisti italiani e francesi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>17:00 &#8211; Introduzione a cura del moderatore Domenico Letizia &#8211; Giornalista e Communication Manager, redattore envi.info</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>17:05-17:25 &#8211; Il racconto del clima nelle testate locali</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Contesto francese</p>



<p class="wp-block-paragraph">Célie Caraty – Responsabile delle attività di sensibilizzazione a livello nazionale QuotaClimat</p>



<p class="wp-block-paragraph">Franck Jaen &#8211; Giornalista e documentarista, corrispondente giornalistico La Provence</p>



<p class="wp-block-paragraph">Contesto italiano</p>



<p class="wp-block-paragraph">Luigi Vendola – Giornalista Eco dalle Città</p>



<p class="wp-block-paragraph">Daniele Cat Berro – Giornalista climatico Società Meteorologica Italiana</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>17:25-17:30 Breve sondaggio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>17:30 – 17:40 &#8211; Esperienze di collaborazione tra giornalisti e testate</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Vittorio Pasteris – Direttore Quotidiano Piemontese</li>



<li>Lyse Mauvais – Giornalista freelance Reporterre</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>17:40-17:45 Il ruolo delle organizzazioni professionali</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Dominique Martin-Ferrari – Giornalista Associazione dei Giornalisti Ambientali del Mediterraneo</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>17:45-17:55 Opportunità progettuali e nuove collaborazione</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Emanuela Rosio – Direttrice envi.info</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Célie Caraty – Responsabile delle attività di sensibilizzazione a livello nazionale QuotaClimat</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>17:55-18:00 Breve sondaggio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>18:00-18:10 Conclusioni a cura del moderatore</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La registrazione dell&#8217;evento</strong></p>



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			</item>
		<item>
		<title>European Media Freedom Act: cos&#8217;è e come sta cambiando le regole sull&#8217;informazione in Europa</title>
		<link>https://www.novajo.it/2026/08/13/european-media-freedom-act-cose-e-come-sta-cambiando-le-regole-sullinformazione-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Novajo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 04:35:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Novajo]]></category>
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					<description><![CDATA[Da oltre un anno l&#8217;Unione Europea si è dotata di uno strumento normativo pensato per proteggere l&#8217;indipendenza dei media e il pluralismo dell&#8217;informazione: l&#8217;European Media Freedom Act (EMFA) in italiano Regolamento europeo sulla libertà dei media. Si tratta di Un regolamento che punta a rafforzare le tutele per giornalisti ed editori in tutti gli Stati [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Da oltre un anno l&#8217;Unione Europea si è dotata di uno strumento normativo pensato per proteggere l&#8217;indipendenza dei media e il pluralismo dell&#8217;informazione: l&#8217;<strong><a href="https://commission.europa.eu/topics/democracy/eu-actions-protect-democracy/european-media-freedom-act_it">European Media Freedom Act (EMFA) in italiano Regolamento europeo sulla libertà dei media</a></strong>. Si tratta di  Un regolamento che punta a rafforzare le tutele per giornalisti ed editori in tutti gli Stati membri, ma la cui applicazione concreta sta procedendo tra ritardi, resistenze politiche e prime tensioni con alcuni governi nazionali, Italia compresa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cos&#8217;è l&#8217;EMFA e quando è entrato in vigore</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;European Media Freedom Act è il Regolamento (UE) 2024/1083, approvato dal Parlamento europeo l&#8217;11 aprile 2024 con 464 voti favorevoli, 92 contrari e 65 astensioni, dopo essere stato proposto dalla Commissione europea nel 2022. Il testo è entrato formalmente in vigore il 7 maggio 2024, ma la maggior parte delle sue disposizioni è diventata pienamente applicabile solo l&#8217;8 agosto 2025, con l&#8217;eccezione dell&#8217;articolo 20, che segue un calendario diverso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta del primo quadro normativo comune a livello europeo dedicato specificamente alla tutela dei media, pensato per integrare — e non sovrapporsi — ad altri strumenti già esistenti come il Digital Services Act.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli obiettivi principali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;EMFA nasce per rispondere a preoccupazioni crescenti legate alla politicizzazione dei media, alla scarsa trasparenza sulla proprietà degli organi di informazione e alla distribuzione poco chiara della pubblicità statale ai diversi editori. Tra i principali obiettivi del regolamento figurano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>garantire ai fornitori di servizi media una maggiore libertà editoriale, imponendo agli Stati membri di rispettarla effettivamente;</li>



<li>proteggere le fonti giornalistiche e le comunicazioni riservate, anche di fronte a minacce nei confronti dei giornalisti o all&#8217;uso illegittimo di software spia (spyware);</li>



<li>favorire l&#8217;operatività transfrontaliera dei fornitori di servizi media all&#8217;interno del mercato unico europeo;</li>



<li>accompagnare i media nella trasformazione digitale del settore;</li>



<li>aumentare la trasparenza del mercato, in particolare sulla proprietà editoriale e sull&#8217;assegnazione della pubblicità statale;</li>



<li>rafforzare il ruolo e la cooperazione tra le autorità di regolamentazione dei media nei diversi Paesi membri, anche in relazione ai temi che riguardano lo spazio informativo dell&#8217;Unione.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Il regolamento si affianca inoltre agli strumenti già previsti dalle regole europee sulla concorrenza e sugli aiuti di Stato, che da sole non erano ritenute sufficienti ad affrontare gli effetti della concentrazione del mercato sul pluralismo dei media né la distribuzione non equilibrata delle risorse pubbliche verso gli editori.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un&#8217;applicazione a rilento negli Stati membri</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante l&#8217;entrata in vigore, diverse organizzazioni che si occupano di libertà di stampa segnalano che il recepimento dell&#8217;EMFA da parte dei singoli Stati membri procede a rilento. Il 6 febbraio 2026 la Commissione europea ha pubblicato linee guida ufficiali per aiutare i governi nazionali a implementare correttamente il regolamento, un segnale che testimonia le difficoltà applicative riscontrate nei primi mesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto Media Freedom Report 2026 pubblicato dall&#8217;organizzazione Liberties evidenzia come, nonostante le aspettative legate all&#8217;adozione dell&#8217;EMFA e della direttiva Anti-SLAPP, l&#8217;attuazione lenta e spesso solo formale abbia reso finora limitato l&#8217;impatto reale delle nuove norme. Tra i problemi che il rapporto segnala come ancora diffusi in diversi Paesi dell&#8217;Unione figurano la crescente concentrazione della proprietà dei media, strutture proprietarie poco trasparenti, la politicizzazione della pubblicità statale e le interferenze politiche nei media di servizio pubblico e nelle autorità di regolamentazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la Commissione europea, nel suo Rapporto sullo Stato di diritto 2026 pubblicato il 17 luglio, ha sottolineato come l&#8217;indipendenza dei media di servizio pubblico dalle interferenze politiche e l&#8217;accesso a finanziamenti adeguati, sostenibili e prevedibili siano ormai obblighi giuridici previsti dall&#8217;EMFA che necessitano di una piena applicazione. L&#8217;Unione europea delle radiotelevisioni (EBU) ha accolto con favore queste conclusioni, chiedendo un rafforzamento del monitoraggio sul tema dei media all&#8217;interno dei futuri rapporti sullo Stato di diritto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caso Italia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia l&#8217;entrata in vigore dell&#8217;EMFA, nell&#8217;agosto 2025, ha generato un acceso dibattito politico. Diverse sigle sindacali e testate hanno segnalato che il nostro Paese non avrebbe ancora pienamente recepito le disposizioni del regolamento, esponendosi al rischio di procedure sanzionatorie da parte dell&#8217;Unione europea.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le prossime tappe</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;EMFA rimane, ad oggi, uno dei pilastri normativi su cui l&#8217;Unione europea punta per arginare il declino del pluralismo informativo denunciato da più osservatori negli ultimi anni. Il suo effettivo successo dipenderà però in larga misura dalla volontà politica dei singoli governi nazionali di recepirne integralmente le disposizioni e dalla capacità della Commissione europea di far rispettare, anche attraverso eventuali procedure di infrazione, le norme vincolanti previste dal regolamento.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>AI Act: cos’è, cosa prevede e cosa cambia per imprese e professionisti</title>
		<link>https://www.novajo.it/2026/08/04/ai-act-cose-cosa-prevede-e-cosa-cambia-per-imprese-e-professionisti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Novajo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 03:08:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Business]]></category>
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					<description><![CDATA[Il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale è pienamente applicabile dal 2 agosto 2026. Ecco le regole sui diversi livelli di rischio, gli obblighi per aziende e fornitori, la trasparenza dell’AI generativa e le sanzioni. L’intelligenza artificiale è ormai entrata nei processi produttivi, negli uffici, nella comunicazione, nel marketing, nel customer care e nelle attività quotidiane di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale è pienamente applicabile dal 2 agosto 2026. Ecco le regole sui diversi livelli di rischio, gli obblighi per aziende e fornitori, la trasparenza dell’AI generativa e le sanzioni.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intelligenza artificiale è ormai entrata nei processi produttivi, negli uffici, nella comunicazione, nel marketing, nel customer care e nelle attività quotidiane di milioni di persone. Ma con la diffusione dell’AI cresce anche la necessità di stabilire regole chiare per garantirne un utilizzo sicuro, trasparente e rispettoso dei diritti fondamentali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questo l’obiettivo dell’<strong>AI Act</strong>, il regolamento dell’Unione europea che rappresenta il primo grande quadro normativo organico dedicato all’intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il regolamento europeo 2024/1689 è entrato in vigore il <strong>1° agosto 2024</strong> e viene applicato progressivamente. Il <strong>2 agosto 2026</strong> è arrivata la piena applicabilità generale, anche se alcune disposizioni seguono calendari specifici. Le pratiche di AI vietate e gli obblighi di alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale sono applicabili dal 2 febbraio 2025, mentre le disposizioni sulla governance e sui modelli di AI per finalità generali, i cosiddetti GPAI, sono applicabili dal 2 agosto 2025. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per aziende, pubbliche amministrazioni, professionisti e fornitori di tecnologie, l’AI Act non è quindi soltanto una norma da conoscere: è un nuovo elemento da integrare nei processi di gestione del rischio, nella compliance, nella formazione delle persone e nelle strategie di innovazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che cos’è l’AI Act</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’AI Act è il regolamento europeo che stabilisce un quadro comune per lo sviluppo, l’immissione sul mercato e l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale nell’Unione europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il principio fondamentale è semplice: <strong>non tutte le applicazioni dell’intelligenza artificiale presentano gli stessi rischi e, quindi, non devono essere sottoposte alle stesse regole</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La normativa adotta infatti un approccio basato sul rischio. Più un sistema può incidere sulla sicurezza, sulla salute, sui diritti fondamentali o sulla vita delle persone, maggiori sono gli obblighi previsti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’AI Act distingue sostanzialmente quattro livelli:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>rischio inaccettabile;</li>



<li>rischio elevato;</li>



<li>rischio di trasparenza;</li>



<li>rischio minimo o nullo.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">La maggior parte delle applicazioni di AI utilizzate quotidianamente rientra nella categoria a rischio minimo o nullo e non è soggetta a nuovi obblighi specifici previsti dall’AI Act. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il principio del rischio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il modello europeo si differenzia da un approccio che vieterebbe o autorizzerebbe l’intelligenza artificiale nel suo complesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Unione europea ha scelto invece di chiedersi <strong>che cosa fa un sistema di AI, in quale contesto viene utilizzato e quali conseguenze può avere sulle persone</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una soluzione utilizzata per filtrare lo spam, per esempio, non ha lo stesso impatto di un sistema che contribuisce a decidere se una persona possa ottenere un posto di lavoro, un finanziamento o accedere a determinati servizi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da questa differenza deriva la struttura dell’AI Act.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>AI vietata: cosa non si può fare</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Al livello più alto ci sono le pratiche considerate incompatibili con i valori e i diritti fondamentali dell’Unione europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono vietati determinati utilizzi dell’intelligenza artificiale considerati inaccettabili, tra cui alcune forme di manipolazione del comportamento, sfruttamento delle vulnerabilità delle persone e sistemi di classificazione sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La normativa interviene inoltre su particolari pratiche biometriche e su altri utilizzi ritenuti particolarmente invasivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per imprese e organizzazioni il primo passo, quindi, non è chiedersi soltanto <strong>“quale AI possiamo utilizzare?”</strong>, ma anche <strong>“quale utilizzo dell’AI non possiamo fare?”</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I sistemi di AI ad alto rischio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il secondo grande livello è quello dei sistemi ad <strong>alto rischio</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono applicazioni che possono avere conseguenze rilevanti sulla salute, sulla sicurezza o sui diritti fondamentali delle persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rientrano in questo ambito, a seconda delle caratteristiche e delle finalità del sistema, applicazioni legate a settori come:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>occupazione e selezione del personale;</li>



<li>istruzione e formazione;</li>



<li>infrastrutture critiche;</li>



<li>accesso a servizi essenziali;</li>



<li>alcuni sistemi biometrici;</li>



<li>attività di contrasto alla criminalità;</li>



<li>migrazione, asilo e controllo delle frontiere;</li>



<li>amministrazione della giustizia.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Per i sistemi ad alto rischio il regolamento impone requisiti molto più stringenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra questi ci sono la gestione e mitigazione dei rischi, la qualità dei dati, la documentazione tecnica, la registrazione delle attività, la tracciabilità, l’informazione agli utilizzatori, la supervisione umana e requisiti elevati di accuratezza, robustezza e cybersicurezza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo è evitare che una decisione prodotta o supportata da un algoritmo diventi una sorta di “scatola nera” impossibile da comprendere e controllare.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il ruolo della supervisione umana</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei principi più importanti dell’AI Act è quello della <strong>human oversight</strong>, cioè della supervisione umana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei sistemi ad alto rischio le persone devono poter comprendere e controllare adeguatamente il funzionamento del sistema, intervenire quando necessario e, nei casi previsti, ignorare, annullare o modificare il risultato prodotto dall’AI.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per le organizzazioni questo significa che introdurre un sistema di intelligenza artificiale non equivale automaticamente a delegargli una decisione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La responsabilità dei processi deve essere chiaramente attribuita e devono essere definiti ruoli, procedure e controlli.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>AI generativa: ChatGPT e i sistemi GPAI</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un capitolo particolarmente importante riguarda i <strong>modelli di AI per finalità generali</strong>, o GPAI, cioè tecnologie capaci di svolgere un’ampia varietà di compiti e utilizzabili all’interno di molte applicazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il mondo dei grandi modelli generativi utilizzati per produrre testi, immagini, audio, video, codice e altri contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le regole per i modelli GPAI sono diventate applicabili dal 2 agosto 2025. Per i fornitori, gli obblighi possono comprendere documentazione tecnica, informazioni destinate ai fornitori che integrano il modello nei propri sistemi e una politica per rispettare la normativa europea sul diritto d’autore. Per i modelli GPAI classificati con rischio sistemico sono previsti requisiti aggiuntivi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo aspetto è particolarmente importante per le aziende che sviluppano, integrano o commercializzano prodotti basati su modelli generativi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dal 2 agosto 2026 scattano le nuove regole sulla trasparenza</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei cambiamenti più immediatamente visibili riguarda la <strong>trasparenza</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 2 agosto 2026 si applica l’articolo 50 dell’AI Act, che introduce obblighi specifici per determinati sistemi di AI, compresi quelli interattivi e generativi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La logica è quella di consentire alle persone di capire quando stanno interagendo con una macchina oppure quando sono esposte a contenuti generati o manipolati dall’intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I fornitori devono progettare determinati sistemi in modo da informare esplicitamente gli utenti quando interagiscono direttamente con un sistema di AI.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i contenuti generati o manipolati dall’intelligenza artificiale sono inoltre previste tecniche che consentano la loro identificazione, attraverso <strong>marcature leggibili dalle macchine</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Deepfake e contenuti generati dall’AI</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema della trasparenza diventa particolarmente importante per i <strong>deepfake</strong>, cioè contenuti audio, immagini o video generati o manipolati dall’intelligenza artificiale che possono rappresentare persone, eventi o situazioni in modo artificiale ma estremamente realistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando un contenuto costituisce un deepfake, l’AI Act prevede specifici obblighi di informazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Regole di trasparenza riguardano inoltre determinati contenuti generati o manipolati dall’AI destinati a informare il pubblico su questioni di interesse pubblico quando non sono stati sottoposti a revisione umana o controllo editoriale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È un passaggio particolarmente significativo per il mondo dell’informazione, della comunicazione, del marketing e dei social media.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>AI e comunicazione: cosa cambia per aziende e agenzie</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi lavora nella comunicazione digitale il tema è centrale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intelligenza artificiale può essere utilizzata per scrivere testi, creare immagini, generare video, sintetizzare documenti, produrre campagne pubblicitarie, analizzare dati e supportare attività creative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma l’adozione di questi strumenti rende sempre più importante stabilire <strong>chi è responsabile del contenuto finale</strong>, quali controlli vengono effettuati e quando sia necessario rendere esplicito l’utilizzo dell’AI.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non significa che ogni testo scritto con l’aiuto di un chatbot debba automaticamente essere accompagnato da una specifica etichetta. Gli obblighi dell’articolo 50 dipendono dal tipo di sistema, dal contenuto, dal suo utilizzo e dalle condizioni previste dalla normativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La regola generale, però, è destinata a diventare sempre più importante: <strong>non utilizzare l’AI per creare un rapporto ingannevole con il pubblico</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Riconoscimento delle emozioni e dati biometrici</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un’altra area interessata dalle regole sulla trasparenza riguarda i sistemi di riconoscimento delle emozioni e di categorizzazione biometrica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando le persone vengono esposte a questi strumenti nei casi previsti dall’AI Act, devono essere informate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione è particolarmente delicata perché l’utilizzo dell’AI può riguardare caratteristiche personali, identità, comportamenti e informazioni potenzialmente molto sensibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per le aziende che adottano queste tecnologie è quindi fondamentale valutare non soltanto le prestazioni del sistema, ma anche <strong>quali dati vengono utilizzati, per quale finalità e con quali conseguenze</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’AI Act non riguarda soltanto chi sviluppa AI</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più importanti da comprendere è che l’AI Act non interessa esclusivamente le società che sviluppano algoritmi o modelli di intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il regolamento distingue tra diversi soggetti, tra cui <strong>provider</strong>, cioè fornitori di sistemi o modelli di AI, e <strong>deployer</strong>, cioè soggetti che utilizzano sistemi di AI sotto la propria responsabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di conseguenza, anche un’impresa che non sviluppa direttamente tecnologia può essere interessata dalla normativa se utilizza l’intelligenza artificiale nei propri processi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’azienda che impiega un sistema di AI per la selezione dei candidati, per esempio, deve chiedersi quale sia la classificazione del sistema, quali obblighi si applichino e quali procedure di controllo siano necessarie.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>AI literacy: la formazione diventa un requisito</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’AI Act introduce anche il concetto di <strong>AI literacy</strong>, cioè alfabetizzazione in materia di intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 2 febbraio 2025 sono applicabili gli obblighi relativi all’AI literacy. Le organizzazioni che utilizzano sistemi di AI devono adottare misure per garantire, per quanto necessario, un livello sufficiente di competenze alle persone che utilizzano o gestiscono questi sistemi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È una novità molto importante per le imprese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La formazione sull’intelligenza artificiale non dovrebbe essere considerata soltanto come un corso tecnico per specialisti. Serve a comprendere i limiti dei sistemi, riconoscere possibili errori, interpretare correttamente gli output e utilizzare l’AI in modo responsabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un’organizzazione, quindi, la governance dell’AI passa anche dalle competenze delle persone.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa deve fare un’azienda</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per una piccola o media impresa che utilizza strumenti di AI, un primo percorso di adeguamento può partire da alcuni passaggi fondamentali.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. Mappare l’utilizzo dell’AI</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna innanzitutto capire quali strumenti di intelligenza artificiale vengono utilizzati all’interno dell’organizzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non soltanto quelli acquistati centralmente dall’azienda, ma anche quelli utilizzati autonomamente dai dipendenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. Individuare i casi d’uso</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Non è sufficiente sapere che un’organizzazione utilizza l’AI. Occorre capire <strong>per quale attività</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scrivere una bozza di comunicato stampa, analizzare un documento, selezionare candidati, valutare il merito creditizio o prendere decisioni che riguardano persone sono attività molto diverse tra loro.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. Classificare i rischi</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Per ogni caso d’uso bisogna verificare quale sia la categoria di rischio prevista dall’AI Act e quali obblighi ne derivino.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>4. Definire responsabilità e controlli</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">È necessario stabilire chi può utilizzare determinati strumenti, con quali finalità, quali dati può inserire e chi deve verificare il risultato.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>5. Formare le persone</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">I dipendenti devono conoscere opportunità e limiti degli strumenti di AI utilizzati nel proprio lavoro.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>6. Proteggere dati e informazioni aziendali</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di inserire informazioni riservate in un sistema di AI generativa occorre verificare come vengono trattati i dati, quali condizioni contrattuali si applicano e quali garanzie offre il fornitore.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>7. Verificare la trasparenza</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si producono contenuti con l’intelligenza artificiale, soprattutto immagini, audio, video e contenuti destinati al pubblico, bisogna verificare se si applicano gli obblighi di trasparenza previsti dall’AI Act.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>AI Act e privacy non sono la stessa cosa</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro punto importante è che l’AI Act <strong>non sostituisce il GDPR</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le due normative operano su piani differenti ma possono riguardare contemporaneamente lo stesso processo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il GDPR tutela le persone rispetto al trattamento dei dati personali, mentre l’AI Act disciplina i sistemi di intelligenza artificiale secondo un approccio basato sul rischio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un progetto aziendale che utilizza AI e dati personali può quindi richiedere contemporaneamente una valutazione sotto il profilo della normativa sull’intelligenza artificiale e una verifica rispetto alla disciplina sulla protezione dei dati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per le imprese questo significa evitare l’errore di considerare la conformità all’AI Act come una sorta di sostituto della compliance privacy.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le sanzioni</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’AI Act prevede sanzioni significative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per alcune violazioni le multe possono arrivare fino a <strong>35 milioni di euro o al 7% del fatturato mondiale annuo</strong> dell’esercizio precedente, mentre per altre categorie di infrazioni possono arrivare fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono previste regole di proporzionalità specifiche per PMI e piccole imprese a media capitalizzazione. Per le violazioni degli obblighi di trasparenza dell’articolo 50, la Commissione indica multe fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale totale dell’esercizio precedente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema sanzionatorio è quindi un ulteriore elemento che rende la governance dell’intelligenza artificiale una questione strategica per le imprese.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il calendario dell’AI Act</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso di applicazione del regolamento è progressivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1 agosto 2024:</strong> entra in vigore l’AI Act.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2 febbraio 2025:</strong> diventano applicabili le disposizioni sulle pratiche di AI vietate e gli obblighi di AI literacy.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2 agosto 2025:</strong> entrano in applicazione le regole sulla governance e gli obblighi per i modelli GPAI.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2 agosto 2026:</strong> arriva la piena applicabilità generale del regolamento e diventano applicabili, tra gli altri, gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2 dicembre 2027:</strong> secondo l’attuale calendario, diventano applicabili le regole per determinati sistemi ad alto rischio in settori come biometria, infrastrutture critiche, istruzione, occupazione, migrazione, asilo e controllo delle frontiere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2 agosto 2028:</strong> si applicano le regole per i sistemi ad alto rischio integrati in determinati prodotti regolamentati. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il calendario è particolarmente importante per le aziende perché significa che la conformità non può essere affrontata come un unico adempimento da svolgere in una sola volta.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’AI Act come occasione per una nuova governance digitale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’AI Act può essere percepito dalle imprese esclusivamente come un nuovo insieme di obblighi burocratici. Sarebbe però una lettura riduttiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La diffusione dell’intelligenza artificiale sta modificando profondamente i processi organizzativi. Per questo la normativa europea può diventare anche l’occasione per costruire una <strong>governance dell’AI</strong> capace di rendere più consapevole l’innovazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’organizzazione dovrebbe sapere quali sistemi utilizza, quali dati vengono trattati, quali decisioni vengono supportate dall’intelligenza artificiale, quali rischi esistono e chi è responsabile del controllo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa mappatura può contribuire anche a migliorare la sicurezza informatica, la gestione dei dati, la qualità dei processi e la capacità delle persone di utilizzare correttamente le nuove tecnologie.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dalla compliance alla fiducia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il vero obiettivo dell’AI Act va quindi oltre la semplice regolamentazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Unione europea sta cercando di costruire un modello nel quale l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata senza trasformarsi in una tecnologia opaca, incontrollabile o potenzialmente lesiva dei diritti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per le imprese la sfida è trasformare questo principio in pratiche concrete: <strong>conoscere gli strumenti, classificare i rischi, formare le persone, proteggere i dati, controllare i risultati e garantire trasparenza quando richiesta</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intelligenza artificiale continuerà a evolversi rapidamente. L’AI Act prova a costruire intorno a questa trasformazione un quadro di regole capace di tenere insieme innovazione, competitività e tutela delle persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per aziende e professionisti, il momento giusto per occuparsi di AI governance non è quando arriverà una verifica o una sanzione. È adesso: <strong>l’intelligenza artificiale è già parte dei processi aziendali e la conformità deve diventare parte della strategia digitale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per <strong>Novajo.it</strong>, questo articolo può essere ulteriormente valorizzato con un box finale <strong>“AI Act: checklist per le aziende”</strong> e una <strong>tabella “obbligo / chi riguarda / da quando / cosa fare”</strong>, così da trasformarlo da articolo informativo in una vera guida operativa per imprese e professionisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vuoi utilizzare l&#8217;IA in azienda ? Novajo può aiutarti. <a href="https://www.novajo.it/blog/contatti/">Contattaci per saperne di più</a><br></p>
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		<title>Il Buono Digitale per favorire gli investimenti digitali di PMI, studi professionali ed enti del terzo settore parte integrante del Manifesto per l’Italia Digitale</title>
		<link>https://www.novajo.it/2026/07/14/il-buono-digitale-per-favorire-gli-investimenti-digitali-di-pmi-studi-professionali-ed-enti-del-terzo-settore-parte-integrante-del-manifesto-per-litalia-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Novajo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 08:21:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Business]]></category>
		<category><![CDATA[Digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[Nasce il Manifesto per l’Italia Digitale, promosso da AIIP, AssoSoftware, Confartigianato, Confcommercio, Confimi Industria e Confprofessioni, con l’obiettivo di accelerare la trasformazione digitale del tessuto produttivo italiano. La proposta principale è l’introduzione del Buono Digitale nella prossima Legge di Bilancio: uno strumento semplice, della durata di tre anni e basato su criteri di verifica dell’effettiva [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nasce il <a href="https://www.massa-critica.it/2026/07/e-nato-il-manifesto-per-litalia-digitale-con-il-buono-digitale-per-favorire-gli-investimenti-digitali-di-pmi-studi-professionali-ed-enti-del-terzo-settore/"><strong>Manifesto per l’Italia Digitale</strong>,</a> promosso da AIIP, AssoSoftware, Confartigianato, Confcommercio, Confimi Industria e Confprofessioni, con l’obiettivo di accelerare la trasformazione digitale del tessuto produttivo italiano. La proposta principale è l’introduzione del <strong>Buono Digitale</strong> nella prossima Legge di Bilancio: uno strumento semplice, della durata di tre anni e basato su criteri di verifica dell’effettiva adozione delle tecnologie, pensato per sostenere gli investimenti digitali immateriali di micro, piccole e medie imprese, studi professionali ed enti del Terzo settore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa nasce per colmare il divario digitale che caratterizza soprattutto le realtà di dimensioni minori. In Italia il 94,7% delle imprese ha meno di 10 addetti, ma solo il 29,4% delle microimprese con 2-9 dipendenti utilizza un software gestionale, rispetto al 51,4% delle aziende con almeno 10 addetti. Il Manifesto propone quindi una misura complementare ai programmi Transizione 4.0 e 5.0, capace di intercettare la domanda diffusa di digitalizzazione proveniente dalle imprese più piccole, dai professionisti e dagli enti del Terzo settore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>Buono Digitale</strong> finanzierà investimenti in software gestionali, servizi cloud, piattaforme digitali, soluzioni di intelligenza artificiale, cybersecurity, e-commerce, consulenza, formazione e adempimenti legati alla compliance. Il contributo sarà riconosciuto non al momento dell’acquisto, ma in seguito all’effettiva messa in funzione delle soluzioni adottate, così da favorire investimenti realmente operativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La misura è rivolta alle imprese con un organico compreso tra 2 e 99 addetti, prevedendo un’intensità di aiuto maggiore per le realtà di dimensioni più ridotte e una premialità per le tecnologie sviluppate nell’Unione europea. Secondo le stime dei promotori, il Buono Digitale potrebbe raggiungere circa 578 mila beneficiari nell’arco di tre anni, attivando investimenti per oltre 7 miliardi di euro a fronte di un impegno pubblico stimato in 3,951 miliardi.</p>
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		<title>Novajo ha ottenuto l’abilitazione alla Federazione Entra con CIE come aggregatore privato</title>
		<link>https://www.novajo.it/2026/07/08/novajo-ha-ottenuto-labilitazione-alla-federazione-entra-con-cie-come-aggregatore-privato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Novajo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 11:58:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Business]]></category>
		<category><![CDATA[Digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[Novajo ha ottenuto l’abilitazione alla Federazione Entra con CIE in qualità di aggregatore privato. Saremo in grado di integrare l&#8217;autenticazione tramite Carta di Identità Elettronica per i nostri siti e per conto terzi. In questo modo&#160; siamo in grado di&#160;realizzare e gestire il servizio di autenticazione tramite Carta di Identità Elettronica (CIE) per conto di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Novajo ha ottenuto l’<strong>abilitazione alla <a href="https://federazione.servizicie.interno.gov.it/">Federazione Entra con CIE</a> in qualità di aggregatore privato</strong>. Saremo in grado  di integrare l&#8217;autenticazione tramite <a href="https://www.cartaidentita.interno.gov.it/">Carta di Identità Elettronica </a>per i nostri siti e per conto terzi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo modo&nbsp; siamo in grado di&nbsp;realizzare e gestire il servizio di autenticazione tramite Carta di Identità Elettronica (CIE) per conto di terzi, supportando aziende ed enti nell’integrazione di sistemi di accesso sicuri, conformi e riconosciuti a livello nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Entra con CIE” è il sistema ufficiale di autenticazione basato sulla Carta di Identità Elettronica, sviluppato e riconosciuto dallo Stato Italiano per garantire un accesso sicuro ai servizi digitali che a tendere sostiuirà anche l’utilizzo di <a href="https://www.spid.gov.it/">SPID</a>. La soluzione è indicata per portali per servizi online, piattaforme con accesso ad area riservata, servizi digitali per i cittadini e sistemi che richiedono identificazione certa dell’utente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con questo sistema, l’utente può accedere a un servizio online sia pubblico che privato utilizzando la propria CIE, garantendo la&nbsp;certezza dell’identità digitale verificata&nbsp;e senza dover creare nuove credenziali o compilare moduli di registrazione e generare nuove login e password</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&nbsp;aggregatore privato CIE&nbsp;è in grado di integrare l’autenticazione CIE&nbsp;all’interno di siti web, piattaforme e app per smartphone, gestire l’infrastruttura tecnica&nbsp;necessaria all’autenticazione, supportare aziende e organizzazioni&nbsp;nell’adozione del sistema per offrire un servizio completo, dalla consulenza iniziale fino all’integrazione operativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’adozione del sistema “Entra con CIE” è un passo verso la digitalizzazione dei servizi e offre numerosi vantaggi: come : autenticazione forte e certificata, riduzione delle frodi e degli accessi non autorizzati, maggiore fiducia da parte degli utenti, riduzione della gestione delle password, esperienza utente più semplice e veloce, adeguamento ai requisiti normativi italiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vuoi sviluppare un servizio o un portale che utilizzi “Entra con CIE”  ? Novajo può aiutarti. <a href="https://www.novajo.it/blog/contatti/">Contattaci per saperne di più</a></p>
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