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	<title>Novajo</title>
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	<description>Il futuro della comunicazione</description>
	<lastBuildDate>Fri, 11 Sep 2026 05:08:44 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Novajo</title>
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		<title>La comunicazione del clima nelle testate locali un webinar il 6 ottobre</title>
		<link>https://www.novajo.it/2026/09/10/la-comunicazione-del-clima-nelle-testate-locali-un-webinar-il-6-ottobre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Novajo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 06:23:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Novajo]]></category>
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					<description><![CDATA[II 6 ottobre 2026 alle ore 17.00 si svolge un webinar online dedicato al ruolo dell’informazione locale nella comunicazione dei cambiamenti climatici, con un confronto tra giornalisti italiani e francesi. L’incontro sarà un’occasione per condividere esperienze, approcci e buone pratiche nella narrazione del clima e dei suoi effetti sui territori, raccogliendo idee e spunti per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://us06web.zoom.us/webinar/register/WN_bfZklPZ9SH-zrOlJkRanfQ#/registration">II 6 ottobre 2026 alle ore 17.00 si svolge un webinar online</a>  dedicato al ruolo dell’informazione locale nella comunicazione dei cambiamenti climatici, con un confronto tra giornalisti italiani e francesi. L’incontro sarà un’occasione per condividere esperienze, approcci e buone pratiche nella narrazione del clima e dei suoi effetti sui territori, raccogliendo idee e spunti per nuove modalità di comunicazione e possibili progettualità comuni.<br><br>Un momento di confronto transfrontaliero per riflettere su come rendere l’informazione climatica più accessibile, efficace e vicina alle comunità locali. L’incontro è organizzato con il Patrocinio di ANSO e in collaborazione con Quotidiano Piemontese, nell’ambito di <a href="https://clicalp.eu/">CliCAlp</a>, progetto finanziato dal Programma Interreg Italia-Francia ALCOTRA e co-finanziato dall’Unione Europea. I<br>l progetto è coordinato da AICA – Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale, in collaborazione con Volubilis – Rete euro-mediterranea per la città e i paesaggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per registrarsi al seminario italo francese sulla comunicazione del clima organizzato da Clicalp &#8211; Quotidiano Piemontese e supportato da ANSO<br></p>
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		<item>
		<title>European Media Freedom Act: cos&#8217;è e come sta cambiando le regole sull&#8217;informazione in Europa</title>
		<link>https://www.novajo.it/2026/08/13/european-media-freedom-act-cose-e-come-sta-cambiando-le-regole-sullinformazione-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Novajo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 04:35:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Novajo]]></category>
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					<description><![CDATA[Da oltre un anno l&#8217;Unione Europea si è dotata di uno strumento normativo pensato per proteggere l&#8217;indipendenza dei media e il pluralismo dell&#8217;informazione: l&#8217;European Media Freedom Act (EMFA) in italiano Regolamento europeo sulla libertà dei media. Si tratta di Un regolamento che punta a rafforzare le tutele per giornalisti ed editori in tutti gli Stati [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Da oltre un anno l&#8217;Unione Europea si è dotata di uno strumento normativo pensato per proteggere l&#8217;indipendenza dei media e il pluralismo dell&#8217;informazione: l&#8217;<strong><a href="https://commission.europa.eu/topics/democracy/eu-actions-protect-democracy/european-media-freedom-act_it">European Media Freedom Act (EMFA) in italiano Regolamento europeo sulla libertà dei media</a></strong>. Si tratta di  Un regolamento che punta a rafforzare le tutele per giornalisti ed editori in tutti gli Stati membri, ma la cui applicazione concreta sta procedendo tra ritardi, resistenze politiche e prime tensioni con alcuni governi nazionali, Italia compresa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cos&#8217;è l&#8217;EMFA e quando è entrato in vigore</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;European Media Freedom Act è il Regolamento (UE) 2024/1083, approvato dal Parlamento europeo l&#8217;11 aprile 2024 con 464 voti favorevoli, 92 contrari e 65 astensioni, dopo essere stato proposto dalla Commissione europea nel 2022. Il testo è entrato formalmente in vigore il 7 maggio 2024, ma la maggior parte delle sue disposizioni è diventata pienamente applicabile solo l&#8217;8 agosto 2025, con l&#8217;eccezione dell&#8217;articolo 20, che segue un calendario diverso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta del primo quadro normativo comune a livello europeo dedicato specificamente alla tutela dei media, pensato per integrare — e non sovrapporsi — ad altri strumenti già esistenti come il Digital Services Act.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli obiettivi principali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;EMFA nasce per rispondere a preoccupazioni crescenti legate alla politicizzazione dei media, alla scarsa trasparenza sulla proprietà degli organi di informazione e alla distribuzione poco chiara della pubblicità statale ai diversi editori. Tra i principali obiettivi del regolamento figurano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>garantire ai fornitori di servizi media una maggiore libertà editoriale, imponendo agli Stati membri di rispettarla effettivamente;</li>



<li>proteggere le fonti giornalistiche e le comunicazioni riservate, anche di fronte a minacce nei confronti dei giornalisti o all&#8217;uso illegittimo di software spia (spyware);</li>



<li>favorire l&#8217;operatività transfrontaliera dei fornitori di servizi media all&#8217;interno del mercato unico europeo;</li>



<li>accompagnare i media nella trasformazione digitale del settore;</li>



<li>aumentare la trasparenza del mercato, in particolare sulla proprietà editoriale e sull&#8217;assegnazione della pubblicità statale;</li>



<li>rafforzare il ruolo e la cooperazione tra le autorità di regolamentazione dei media nei diversi Paesi membri, anche in relazione ai temi che riguardano lo spazio informativo dell&#8217;Unione.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Il regolamento si affianca inoltre agli strumenti già previsti dalle regole europee sulla concorrenza e sugli aiuti di Stato, che da sole non erano ritenute sufficienti ad affrontare gli effetti della concentrazione del mercato sul pluralismo dei media né la distribuzione non equilibrata delle risorse pubbliche verso gli editori.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un&#8217;applicazione a rilento negli Stati membri</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante l&#8217;entrata in vigore, diverse organizzazioni che si occupano di libertà di stampa segnalano che il recepimento dell&#8217;EMFA da parte dei singoli Stati membri procede a rilento. Il 6 febbraio 2026 la Commissione europea ha pubblicato linee guida ufficiali per aiutare i governi nazionali a implementare correttamente il regolamento, un segnale che testimonia le difficoltà applicative riscontrate nei primi mesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto Media Freedom Report 2026 pubblicato dall&#8217;organizzazione Liberties evidenzia come, nonostante le aspettative legate all&#8217;adozione dell&#8217;EMFA e della direttiva Anti-SLAPP, l&#8217;attuazione lenta e spesso solo formale abbia reso finora limitato l&#8217;impatto reale delle nuove norme. Tra i problemi che il rapporto segnala come ancora diffusi in diversi Paesi dell&#8217;Unione figurano la crescente concentrazione della proprietà dei media, strutture proprietarie poco trasparenti, la politicizzazione della pubblicità statale e le interferenze politiche nei media di servizio pubblico e nelle autorità di regolamentazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la Commissione europea, nel suo Rapporto sullo Stato di diritto 2026 pubblicato il 17 luglio, ha sottolineato come l&#8217;indipendenza dei media di servizio pubblico dalle interferenze politiche e l&#8217;accesso a finanziamenti adeguati, sostenibili e prevedibili siano ormai obblighi giuridici previsti dall&#8217;EMFA che necessitano di una piena applicazione. L&#8217;Unione europea delle radiotelevisioni (EBU) ha accolto con favore queste conclusioni, chiedendo un rafforzamento del monitoraggio sul tema dei media all&#8217;interno dei futuri rapporti sullo Stato di diritto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il caso Italia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia l&#8217;entrata in vigore dell&#8217;EMFA, nell&#8217;agosto 2025, ha generato un acceso dibattito politico. Diverse sigle sindacali e testate hanno segnalato che il nostro Paese non avrebbe ancora pienamente recepito le disposizioni del regolamento, esponendosi al rischio di procedure sanzionatorie da parte dell&#8217;Unione europea.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le prossime tappe</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;EMFA rimane, ad oggi, uno dei pilastri normativi su cui l&#8217;Unione europea punta per arginare il declino del pluralismo informativo denunciato da più osservatori negli ultimi anni. Il suo effettivo successo dipenderà però in larga misura dalla volontà politica dei singoli governi nazionali di recepirne integralmente le disposizioni e dalla capacità della Commissione europea di far rispettare, anche attraverso eventuali procedure di infrazione, le norme vincolanti previste dal regolamento.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>AI Act: cos’è, cosa prevede e cosa cambia per imprese e professionisti</title>
		<link>https://www.novajo.it/2026/08/04/ai-act-cose-cosa-prevede-e-cosa-cambia-per-imprese-e-professionisti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Novajo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 03:08:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Business]]></category>
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					<description><![CDATA[Il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale è pienamente applicabile dal 2 agosto 2026. Ecco le regole sui diversi livelli di rischio, gli obblighi per aziende e fornitori, la trasparenza dell’AI generativa e le sanzioni. L’intelligenza artificiale è ormai entrata nei processi produttivi, negli uffici, nella comunicazione, nel marketing, nel customer care e nelle attività quotidiane di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale è pienamente applicabile dal 2 agosto 2026. Ecco le regole sui diversi livelli di rischio, gli obblighi per aziende e fornitori, la trasparenza dell’AI generativa e le sanzioni.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intelligenza artificiale è ormai entrata nei processi produttivi, negli uffici, nella comunicazione, nel marketing, nel customer care e nelle attività quotidiane di milioni di persone. Ma con la diffusione dell’AI cresce anche la necessità di stabilire regole chiare per garantirne un utilizzo sicuro, trasparente e rispettoso dei diritti fondamentali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questo l’obiettivo dell’<strong>AI Act</strong>, il regolamento dell’Unione europea che rappresenta il primo grande quadro normativo organico dedicato all’intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il regolamento europeo 2024/1689 è entrato in vigore il <strong>1° agosto 2024</strong> e viene applicato progressivamente. Il <strong>2 agosto 2026</strong> è arrivata la piena applicabilità generale, anche se alcune disposizioni seguono calendari specifici. Le pratiche di AI vietate e gli obblighi di alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale sono applicabili dal 2 febbraio 2025, mentre le disposizioni sulla governance e sui modelli di AI per finalità generali, i cosiddetti GPAI, sono applicabili dal 2 agosto 2025. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per aziende, pubbliche amministrazioni, professionisti e fornitori di tecnologie, l’AI Act non è quindi soltanto una norma da conoscere: è un nuovo elemento da integrare nei processi di gestione del rischio, nella compliance, nella formazione delle persone e nelle strategie di innovazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che cos’è l’AI Act</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’AI Act è il regolamento europeo che stabilisce un quadro comune per lo sviluppo, l’immissione sul mercato e l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale nell’Unione europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il principio fondamentale è semplice: <strong>non tutte le applicazioni dell’intelligenza artificiale presentano gli stessi rischi e, quindi, non devono essere sottoposte alle stesse regole</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La normativa adotta infatti un approccio basato sul rischio. Più un sistema può incidere sulla sicurezza, sulla salute, sui diritti fondamentali o sulla vita delle persone, maggiori sono gli obblighi previsti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’AI Act distingue sostanzialmente quattro livelli:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>rischio inaccettabile;</li>



<li>rischio elevato;</li>



<li>rischio di trasparenza;</li>



<li>rischio minimo o nullo.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">La maggior parte delle applicazioni di AI utilizzate quotidianamente rientra nella categoria a rischio minimo o nullo e non è soggetta a nuovi obblighi specifici previsti dall’AI Act. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il principio del rischio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il modello europeo si differenzia da un approccio che vieterebbe o autorizzerebbe l’intelligenza artificiale nel suo complesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Unione europea ha scelto invece di chiedersi <strong>che cosa fa un sistema di AI, in quale contesto viene utilizzato e quali conseguenze può avere sulle persone</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una soluzione utilizzata per filtrare lo spam, per esempio, non ha lo stesso impatto di un sistema che contribuisce a decidere se una persona possa ottenere un posto di lavoro, un finanziamento o accedere a determinati servizi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da questa differenza deriva la struttura dell’AI Act.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>AI vietata: cosa non si può fare</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Al livello più alto ci sono le pratiche considerate incompatibili con i valori e i diritti fondamentali dell’Unione europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono vietati determinati utilizzi dell’intelligenza artificiale considerati inaccettabili, tra cui alcune forme di manipolazione del comportamento, sfruttamento delle vulnerabilità delle persone e sistemi di classificazione sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La normativa interviene inoltre su particolari pratiche biometriche e su altri utilizzi ritenuti particolarmente invasivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per imprese e organizzazioni il primo passo, quindi, non è chiedersi soltanto <strong>“quale AI possiamo utilizzare?”</strong>, ma anche <strong>“quale utilizzo dell’AI non possiamo fare?”</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I sistemi di AI ad alto rischio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il secondo grande livello è quello dei sistemi ad <strong>alto rischio</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono applicazioni che possono avere conseguenze rilevanti sulla salute, sulla sicurezza o sui diritti fondamentali delle persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rientrano in questo ambito, a seconda delle caratteristiche e delle finalità del sistema, applicazioni legate a settori come:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>occupazione e selezione del personale;</li>



<li>istruzione e formazione;</li>



<li>infrastrutture critiche;</li>



<li>accesso a servizi essenziali;</li>



<li>alcuni sistemi biometrici;</li>



<li>attività di contrasto alla criminalità;</li>



<li>migrazione, asilo e controllo delle frontiere;</li>



<li>amministrazione della giustizia.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Per i sistemi ad alto rischio il regolamento impone requisiti molto più stringenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra questi ci sono la gestione e mitigazione dei rischi, la qualità dei dati, la documentazione tecnica, la registrazione delle attività, la tracciabilità, l’informazione agli utilizzatori, la supervisione umana e requisiti elevati di accuratezza, robustezza e cybersicurezza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo è evitare che una decisione prodotta o supportata da un algoritmo diventi una sorta di “scatola nera” impossibile da comprendere e controllare.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il ruolo della supervisione umana</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei principi più importanti dell’AI Act è quello della <strong>human oversight</strong>, cioè della supervisione umana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei sistemi ad alto rischio le persone devono poter comprendere e controllare adeguatamente il funzionamento del sistema, intervenire quando necessario e, nei casi previsti, ignorare, annullare o modificare il risultato prodotto dall’AI.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per le organizzazioni questo significa che introdurre un sistema di intelligenza artificiale non equivale automaticamente a delegargli una decisione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La responsabilità dei processi deve essere chiaramente attribuita e devono essere definiti ruoli, procedure e controlli.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>AI generativa: ChatGPT e i sistemi GPAI</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un capitolo particolarmente importante riguarda i <strong>modelli di AI per finalità generali</strong>, o GPAI, cioè tecnologie capaci di svolgere un’ampia varietà di compiti e utilizzabili all’interno di molte applicazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il mondo dei grandi modelli generativi utilizzati per produrre testi, immagini, audio, video, codice e altri contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le regole per i modelli GPAI sono diventate applicabili dal 2 agosto 2025. Per i fornitori, gli obblighi possono comprendere documentazione tecnica, informazioni destinate ai fornitori che integrano il modello nei propri sistemi e una politica per rispettare la normativa europea sul diritto d’autore. Per i modelli GPAI classificati con rischio sistemico sono previsti requisiti aggiuntivi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo aspetto è particolarmente importante per le aziende che sviluppano, integrano o commercializzano prodotti basati su modelli generativi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dal 2 agosto 2026 scattano le nuove regole sulla trasparenza</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei cambiamenti più immediatamente visibili riguarda la <strong>trasparenza</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 2 agosto 2026 si applica l’articolo 50 dell’AI Act, che introduce obblighi specifici per determinati sistemi di AI, compresi quelli interattivi e generativi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La logica è quella di consentire alle persone di capire quando stanno interagendo con una macchina oppure quando sono esposte a contenuti generati o manipolati dall’intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I fornitori devono progettare determinati sistemi in modo da informare esplicitamente gli utenti quando interagiscono direttamente con un sistema di AI.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i contenuti generati o manipolati dall’intelligenza artificiale sono inoltre previste tecniche che consentano la loro identificazione, attraverso <strong>marcature leggibili dalle macchine</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Deepfake e contenuti generati dall’AI</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema della trasparenza diventa particolarmente importante per i <strong>deepfake</strong>, cioè contenuti audio, immagini o video generati o manipolati dall’intelligenza artificiale che possono rappresentare persone, eventi o situazioni in modo artificiale ma estremamente realistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando un contenuto costituisce un deepfake, l’AI Act prevede specifici obblighi di informazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Regole di trasparenza riguardano inoltre determinati contenuti generati o manipolati dall’AI destinati a informare il pubblico su questioni di interesse pubblico quando non sono stati sottoposti a revisione umana o controllo editoriale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È un passaggio particolarmente significativo per il mondo dell’informazione, della comunicazione, del marketing e dei social media.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>AI e comunicazione: cosa cambia per aziende e agenzie</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi lavora nella comunicazione digitale il tema è centrale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intelligenza artificiale può essere utilizzata per scrivere testi, creare immagini, generare video, sintetizzare documenti, produrre campagne pubblicitarie, analizzare dati e supportare attività creative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma l’adozione di questi strumenti rende sempre più importante stabilire <strong>chi è responsabile del contenuto finale</strong>, quali controlli vengono effettuati e quando sia necessario rendere esplicito l’utilizzo dell’AI.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non significa che ogni testo scritto con l’aiuto di un chatbot debba automaticamente essere accompagnato da una specifica etichetta. Gli obblighi dell’articolo 50 dipendono dal tipo di sistema, dal contenuto, dal suo utilizzo e dalle condizioni previste dalla normativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La regola generale, però, è destinata a diventare sempre più importante: <strong>non utilizzare l’AI per creare un rapporto ingannevole con il pubblico</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Riconoscimento delle emozioni e dati biometrici</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un’altra area interessata dalle regole sulla trasparenza riguarda i sistemi di riconoscimento delle emozioni e di categorizzazione biometrica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando le persone vengono esposte a questi strumenti nei casi previsti dall’AI Act, devono essere informate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione è particolarmente delicata perché l’utilizzo dell’AI può riguardare caratteristiche personali, identità, comportamenti e informazioni potenzialmente molto sensibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per le aziende che adottano queste tecnologie è quindi fondamentale valutare non soltanto le prestazioni del sistema, ma anche <strong>quali dati vengono utilizzati, per quale finalità e con quali conseguenze</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’AI Act non riguarda soltanto chi sviluppa AI</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più importanti da comprendere è che l’AI Act non interessa esclusivamente le società che sviluppano algoritmi o modelli di intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il regolamento distingue tra diversi soggetti, tra cui <strong>provider</strong>, cioè fornitori di sistemi o modelli di AI, e <strong>deployer</strong>, cioè soggetti che utilizzano sistemi di AI sotto la propria responsabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di conseguenza, anche un’impresa che non sviluppa direttamente tecnologia può essere interessata dalla normativa se utilizza l’intelligenza artificiale nei propri processi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’azienda che impiega un sistema di AI per la selezione dei candidati, per esempio, deve chiedersi quale sia la classificazione del sistema, quali obblighi si applichino e quali procedure di controllo siano necessarie.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>AI literacy: la formazione diventa un requisito</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’AI Act introduce anche il concetto di <strong>AI literacy</strong>, cioè alfabetizzazione in materia di intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 2 febbraio 2025 sono applicabili gli obblighi relativi all’AI literacy. Le organizzazioni che utilizzano sistemi di AI devono adottare misure per garantire, per quanto necessario, un livello sufficiente di competenze alle persone che utilizzano o gestiscono questi sistemi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È una novità molto importante per le imprese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La formazione sull’intelligenza artificiale non dovrebbe essere considerata soltanto come un corso tecnico per specialisti. Serve a comprendere i limiti dei sistemi, riconoscere possibili errori, interpretare correttamente gli output e utilizzare l’AI in modo responsabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un’organizzazione, quindi, la governance dell’AI passa anche dalle competenze delle persone.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa deve fare un’azienda</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per una piccola o media impresa che utilizza strumenti di AI, un primo percorso di adeguamento può partire da alcuni passaggi fondamentali.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. Mappare l’utilizzo dell’AI</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna innanzitutto capire quali strumenti di intelligenza artificiale vengono utilizzati all’interno dell’organizzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non soltanto quelli acquistati centralmente dall’azienda, ma anche quelli utilizzati autonomamente dai dipendenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. Individuare i casi d’uso</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Non è sufficiente sapere che un’organizzazione utilizza l’AI. Occorre capire <strong>per quale attività</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scrivere una bozza di comunicato stampa, analizzare un documento, selezionare candidati, valutare il merito creditizio o prendere decisioni che riguardano persone sono attività molto diverse tra loro.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. Classificare i rischi</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Per ogni caso d’uso bisogna verificare quale sia la categoria di rischio prevista dall’AI Act e quali obblighi ne derivino.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>4. Definire responsabilità e controlli</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">È necessario stabilire chi può utilizzare determinati strumenti, con quali finalità, quali dati può inserire e chi deve verificare il risultato.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>5. Formare le persone</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">I dipendenti devono conoscere opportunità e limiti degli strumenti di AI utilizzati nel proprio lavoro.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>6. Proteggere dati e informazioni aziendali</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di inserire informazioni riservate in un sistema di AI generativa occorre verificare come vengono trattati i dati, quali condizioni contrattuali si applicano e quali garanzie offre il fornitore.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>7. Verificare la trasparenza</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si producono contenuti con l’intelligenza artificiale, soprattutto immagini, audio, video e contenuti destinati al pubblico, bisogna verificare se si applicano gli obblighi di trasparenza previsti dall’AI Act.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>AI Act e privacy non sono la stessa cosa</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro punto importante è che l’AI Act <strong>non sostituisce il GDPR</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le due normative operano su piani differenti ma possono riguardare contemporaneamente lo stesso processo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il GDPR tutela le persone rispetto al trattamento dei dati personali, mentre l’AI Act disciplina i sistemi di intelligenza artificiale secondo un approccio basato sul rischio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un progetto aziendale che utilizza AI e dati personali può quindi richiedere contemporaneamente una valutazione sotto il profilo della normativa sull’intelligenza artificiale e una verifica rispetto alla disciplina sulla protezione dei dati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per le imprese questo significa evitare l’errore di considerare la conformità all’AI Act come una sorta di sostituto della compliance privacy.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le sanzioni</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’AI Act prevede sanzioni significative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per alcune violazioni le multe possono arrivare fino a <strong>35 milioni di euro o al 7% del fatturato mondiale annuo</strong> dell’esercizio precedente, mentre per altre categorie di infrazioni possono arrivare fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono previste regole di proporzionalità specifiche per PMI e piccole imprese a media capitalizzazione. Per le violazioni degli obblighi di trasparenza dell’articolo 50, la Commissione indica multe fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale totale dell’esercizio precedente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema sanzionatorio è quindi un ulteriore elemento che rende la governance dell’intelligenza artificiale una questione strategica per le imprese.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il calendario dell’AI Act</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso di applicazione del regolamento è progressivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1 agosto 2024:</strong> entra in vigore l’AI Act.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2 febbraio 2025:</strong> diventano applicabili le disposizioni sulle pratiche di AI vietate e gli obblighi di AI literacy.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2 agosto 2025:</strong> entrano in applicazione le regole sulla governance e gli obblighi per i modelli GPAI.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2 agosto 2026:</strong> arriva la piena applicabilità generale del regolamento e diventano applicabili, tra gli altri, gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2 dicembre 2027:</strong> secondo l’attuale calendario, diventano applicabili le regole per determinati sistemi ad alto rischio in settori come biometria, infrastrutture critiche, istruzione, occupazione, migrazione, asilo e controllo delle frontiere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2 agosto 2028:</strong> si applicano le regole per i sistemi ad alto rischio integrati in determinati prodotti regolamentati. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il calendario è particolarmente importante per le aziende perché significa che la conformità non può essere affrontata come un unico adempimento da svolgere in una sola volta.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’AI Act come occasione per una nuova governance digitale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’AI Act può essere percepito dalle imprese esclusivamente come un nuovo insieme di obblighi burocratici. Sarebbe però una lettura riduttiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La diffusione dell’intelligenza artificiale sta modificando profondamente i processi organizzativi. Per questo la normativa europea può diventare anche l’occasione per costruire una <strong>governance dell’AI</strong> capace di rendere più consapevole l’innovazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’organizzazione dovrebbe sapere quali sistemi utilizza, quali dati vengono trattati, quali decisioni vengono supportate dall’intelligenza artificiale, quali rischi esistono e chi è responsabile del controllo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa mappatura può contribuire anche a migliorare la sicurezza informatica, la gestione dei dati, la qualità dei processi e la capacità delle persone di utilizzare correttamente le nuove tecnologie.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dalla compliance alla fiducia</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il vero obiettivo dell’AI Act va quindi oltre la semplice regolamentazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Unione europea sta cercando di costruire un modello nel quale l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata senza trasformarsi in una tecnologia opaca, incontrollabile o potenzialmente lesiva dei diritti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per le imprese la sfida è trasformare questo principio in pratiche concrete: <strong>conoscere gli strumenti, classificare i rischi, formare le persone, proteggere i dati, controllare i risultati e garantire trasparenza quando richiesta</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intelligenza artificiale continuerà a evolversi rapidamente. L’AI Act prova a costruire intorno a questa trasformazione un quadro di regole capace di tenere insieme innovazione, competitività e tutela delle persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per aziende e professionisti, il momento giusto per occuparsi di AI governance non è quando arriverà una verifica o una sanzione. È adesso: <strong>l’intelligenza artificiale è già parte dei processi aziendali e la conformità deve diventare parte della strategia digitale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per <strong>Novajo.it</strong>, questo articolo può essere ulteriormente valorizzato con un box finale <strong>“AI Act: checklist per le aziende”</strong> e una <strong>tabella “obbligo / chi riguarda / da quando / cosa fare”</strong>, così da trasformarlo da articolo informativo in una vera guida operativa per imprese e professionisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vuoi utilizzare l&#8217;IA in azienda ? Novajo può aiutarti. <a href="https://www.novajo.it/blog/contatti/">Contattaci per saperne di più</a><br></p>
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		<item>
		<title>Il Buono Digitale per favorire gli investimenti digitali di PMI, studi professionali ed enti del terzo settore parte integrante del Manifesto per l’Italia Digitale</title>
		<link>https://www.novajo.it/2026/07/14/il-buono-digitale-per-favorire-gli-investimenti-digitali-di-pmi-studi-professionali-ed-enti-del-terzo-settore-parte-integrante-del-manifesto-per-litalia-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Novajo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 08:21:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Business]]></category>
		<category><![CDATA[Digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[Nasce il Manifesto per l’Italia Digitale, promosso da AIIP, AssoSoftware, Confartigianato, Confcommercio, Confimi Industria e Confprofessioni, con l’obiettivo di accelerare la trasformazione digitale del tessuto produttivo italiano. La proposta principale è l’introduzione del Buono Digitale nella prossima Legge di Bilancio: uno strumento semplice, della durata di tre anni e basato su criteri di verifica dell’effettiva [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nasce il <a href="https://www.massa-critica.it/2026/07/e-nato-il-manifesto-per-litalia-digitale-con-il-buono-digitale-per-favorire-gli-investimenti-digitali-di-pmi-studi-professionali-ed-enti-del-terzo-settore/"><strong>Manifesto per l’Italia Digitale</strong>,</a> promosso da AIIP, AssoSoftware, Confartigianato, Confcommercio, Confimi Industria e Confprofessioni, con l’obiettivo di accelerare la trasformazione digitale del tessuto produttivo italiano. La proposta principale è l’introduzione del <strong>Buono Digitale</strong> nella prossima Legge di Bilancio: uno strumento semplice, della durata di tre anni e basato su criteri di verifica dell’effettiva adozione delle tecnologie, pensato per sostenere gli investimenti digitali immateriali di micro, piccole e medie imprese, studi professionali ed enti del Terzo settore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa nasce per colmare il divario digitale che caratterizza soprattutto le realtà di dimensioni minori. In Italia il 94,7% delle imprese ha meno di 10 addetti, ma solo il 29,4% delle microimprese con 2-9 dipendenti utilizza un software gestionale, rispetto al 51,4% delle aziende con almeno 10 addetti. Il Manifesto propone quindi una misura complementare ai programmi Transizione 4.0 e 5.0, capace di intercettare la domanda diffusa di digitalizzazione proveniente dalle imprese più piccole, dai professionisti e dagli enti del Terzo settore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>Buono Digitale</strong> finanzierà investimenti in software gestionali, servizi cloud, piattaforme digitali, soluzioni di intelligenza artificiale, cybersecurity, e-commerce, consulenza, formazione e adempimenti legati alla compliance. Il contributo sarà riconosciuto non al momento dell’acquisto, ma in seguito all’effettiva messa in funzione delle soluzioni adottate, così da favorire investimenti realmente operativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La misura è rivolta alle imprese con un organico compreso tra 2 e 99 addetti, prevedendo un’intensità di aiuto maggiore per le realtà di dimensioni più ridotte e una premialità per le tecnologie sviluppate nell’Unione europea. Secondo le stime dei promotori, il Buono Digitale potrebbe raggiungere circa 578 mila beneficiari nell’arco di tre anni, attivando investimenti per oltre 7 miliardi di euro a fronte di un impegno pubblico stimato in 3,951 miliardi.</p>
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		<item>
		<title>Novajo ha ottenuto l’abilitazione alla Federazione Entra con CIE come aggregatore privato</title>
		<link>https://www.novajo.it/2026/07/08/novajo-ha-ottenuto-labilitazione-alla-federazione-entra-con-cie-come-aggregatore-privato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Novajo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 11:58:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Business]]></category>
		<category><![CDATA[Digitale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.novajo.it/?p=42545</guid>

					<description><![CDATA[Novajo ha ottenuto l’abilitazione alla Federazione Entra con CIE in qualità di aggregatore privato. Saremo in grado di integrare l&#8217;autenticazione tramite Carta di Identità Elettronica per i nostri siti e per conto terzi. In questo modo&#160; siamo in grado di&#160;realizzare e gestire il servizio di autenticazione tramite Carta di Identità Elettronica (CIE) per conto di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Novajo ha ottenuto l’<strong>abilitazione alla <a href="https://federazione.servizicie.interno.gov.it/">Federazione Entra con CIE</a> in qualità di aggregatore privato</strong>. Saremo in grado  di integrare l&#8217;autenticazione tramite <a href="https://www.cartaidentita.interno.gov.it/">Carta di Identità Elettronica </a>per i nostri siti e per conto terzi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo modo&nbsp; siamo in grado di&nbsp;realizzare e gestire il servizio di autenticazione tramite Carta di Identità Elettronica (CIE) per conto di terzi, supportando aziende ed enti nell’integrazione di sistemi di accesso sicuri, conformi e riconosciuti a livello nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Entra con CIE” è il sistema ufficiale di autenticazione basato sulla Carta di Identità Elettronica, sviluppato e riconosciuto dallo Stato Italiano per garantire un accesso sicuro ai servizi digitali che a tendere sostiuirà anche l’utilizzo di <a href="https://www.spid.gov.it/">SPID</a>. La soluzione è indicata per portali per servizi online, piattaforme con accesso ad area riservata, servizi digitali per i cittadini e sistemi che richiedono identificazione certa dell’utente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con questo sistema, l’utente può accedere a un servizio online sia pubblico che privato utilizzando la propria CIE, garantendo la&nbsp;certezza dell’identità digitale verificata&nbsp;e senza dover creare nuove credenziali o compilare moduli di registrazione e generare nuove login e password</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&nbsp;aggregatore privato CIE&nbsp;è in grado di integrare l’autenticazione CIE&nbsp;all’interno di siti web, piattaforme e app per smartphone, gestire l’infrastruttura tecnica&nbsp;necessaria all’autenticazione, supportare aziende e organizzazioni&nbsp;nell’adozione del sistema per offrire un servizio completo, dalla consulenza iniziale fino all’integrazione operativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’adozione del sistema “Entra con CIE” è un passo verso la digitalizzazione dei servizi e offre numerosi vantaggi: come : autenticazione forte e certificata, riduzione delle frodi e degli accessi non autorizzati, maggiore fiducia da parte degli utenti, riduzione della gestione delle password, esperienza utente più semplice e veloce, adeguamento ai requisiti normativi italiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vuoi sviluppare un servizio o un portale che utilizzi “Entra con CIE”  ? Novajo può aiutarti. <a href="https://www.novajo.it/blog/contatti/">Contattaci per saperne di più</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Digital News Report Italia: l&#8217;informazione digitale supera la TV</title>
		<link>https://www.novajo.it/2026/06/16/digital-news-report-italia-linformazione-digitale-supera-la-tv/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Novajo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 16:02:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Business]]></category>
		<category><![CDATA[Digitale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.novajo.it/?p=42198</guid>

					<description><![CDATA[Martedì 16 giugno 2026 è stata presentata l’edizione 2026 del Digital News Report Italia. La ricerca, realizzata in sinergia con il Reuters Institute dell’Università di Oxford che cura l’edizione 2026 del Digital News Report globale, propone un rapporto della domanda e dell’offerta digitale di informazione in Italia. Il Report è stato realizzato con il contributo di Compagnia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.quotidianopiemontese.it/2026/06/16/presentata-a-torino-ledizione-2026-del-digital-news-report-italia/">Martedì 16 giugno 2026 è stata presentata l’edizione 2026 del Digital News Report Italia</a>. La ricerca, realizzata in sinergia con il Reuters Institute dell’Università di Oxford che cura l’edizione 2026 del Digital News Report globale, propone un rapporto della domanda e dell’offerta digitale di informazione in Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Report è stato realizzato con il contributo di Compagnia di San Paolo e Google con i partner Excellera, Anso, Festival Glocal e con il patrocinio di Ordine dei Giornalisti consiglio nazionale, Ordine dei Giornalisti consiglio regionale del Piemonte, Università degli Studi di Torino.</p>



<iframe src="https://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/key/9bpIdrV2vwUrSs?hostedIn=slideshare&amp;page=upload" width="476" height="400" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>



<p class="wp-block-paragraph">L’interesse per le notizie raggiunge un nuovo minimo storico: solo il&nbsp;<strong>34% degli italiani</strong>&nbsp;si dichiara molto o estremamente interessato, contro il 74% del 2016 — calo di 40 punti, il più marcato tra tutti i Paesi di riferimento. Ancora più basso l’interesse per la politica: solo il&nbsp;<strong>16%</strong>, collocando l’Italia all’ultimo posto tra i 48 paesi dell’indagine globale. Fa eccezione significativa la fascia&nbsp;<strong>18-24 anni</strong>: il 28% si dichiara molto o estremamente interessato alla politica — segnale di una domanda giovanile di informazione politica non sempre intercettata dall’offerta attuale. La frequenza di consultazione resta però elevata: il&nbsp;<strong>57% consulta le notizie più volte al giorno</strong>, secondo dato più alto tra i paesi benchmark dopo la Finlandia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fiducia nelle notizie cala ancora, fermandosi al&nbsp;<strong>32%</strong>&nbsp;— quattro punti in meno rispetto all’anno scorso, sotto la media internazionale. Particolarmente bassa la fiducia nelle notizie incontrate sui&nbsp;<strong>social media (15%)</strong>&nbsp;e tramite&nbsp;<strong>chatbot di IA (16%)</strong>. La preoccupazione per la disinformazione cresce: il&nbsp;<strong>59% degli italiani</strong>&nbsp;si dichiara fortemente o abbastanza preoccupato (+5 punti rispetto al 2024). La news avoidance torna a salire: il&nbsp;<strong>36%</strong>&nbsp;evita spesso o a volte le notizie (+3 punti rispetto all’anno scorso).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Considerando tutte le fonti utilizzate nella settimana precedente,&nbsp;<strong>l’online consolida il vantaggio sulla TV</strong>: le fonti digitali salgono al 69%, mentre la televisione scende al 62%. Come fonte principale, però, la TV resta al primo posto (48% contro 45% dell’online): solo Italia e Francia mantengono questa prevalenza tra i paesi benchmark. I&nbsp;<strong>social media</strong>&nbsp;salgono al 45% nell’uso settimanale (+6 punti) e raggiungono il 22% come fonte principale, dopo tre anni fermi al 17%. L’abbandono di una fonte non coincide con l’abbandono delle notizie: chi lascia la TV si sposta verso altre fonti digitali, non verso il silenzio informativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La televisione rimane la prima fonte per quasi la metà degli italiani, caratteristica di un Paese con età media elevata. L’edizione 2026 introduce però una novità: la rilevazione del dispositivo&nbsp;<strong>Smart TV</strong>, usato dal 46% degli italiani per informarsi. Quasi la metà dei suoi utenti vi accede prevalentemente tramite&nbsp;<strong>YouTube</strong>&nbsp;o altre app video — non attraverso i canali televisivi tradizionali. Il televisore diventa così schermo per contenuti approfonditi e spiegazioni video di formato medio-lungo. All’opposto, i&nbsp;<strong>video brevi sui social</strong>&nbsp;— dominanti su Instagram, TikTok e Facebook — sul fronte dell’informazione segnano il passo: consumati, ma non percepiti come strumento informativo di primo piano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel contesto digitale, le testate televisive mostrano maggiore tenuta rispetto ai quotidiani, molti dei quali hanno dimezzato la reach dal 2017. I quotidiani locali consolidano la propria penetrazione. In vetta al ranking online si confermano&nbsp;<strong>Fanpage</strong>&nbsp;(22%), seguita da&nbsp;<strong>Tgcom24 online</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Ansa online</strong>&nbsp;(17%),&nbsp;<strong>SkyTg24 online</strong>&nbsp;(14%) e&nbsp;<strong>la Repubblica online</strong>&nbsp;(11%).&nbsp;<strong>Il Post</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Will Media</strong>&nbsp;confermano una marcata caratterizzazione giovanile (rispettivamente 15% e 11% tra gli under 35).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il&nbsp;<strong>36% degli italiani</strong>&nbsp;ha fruito di notizie da creatori di contenuti o singoli giornalisti nell’ultima settimana, con punte del&nbsp;<strong>66% tra i 18-24enni</strong>&nbsp;e del 53% tra i 25-34enni. I dati mostrano che il pubblico fatica talvolta a distinguere tra giornalismo ed entertainment, ma esprime un bisogno preciso:&nbsp;<strong>spiegazioni chiare, coinvolgenti, capaci di contestualizzare</strong>. La brevità non è un valore assoluto: pesano di più la qualità e la capacità di dare senso ai fatti. I creator non sostituiscono il giornalismo professionale — solo il 5% di chi li segue dichiara di non sentire il bisogno di altre fonti — ma indicano aspettative che le testate farebbero bene ad ascoltare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I chatbot di intelligenza artificiale sono usati per informarsi dal&nbsp;<strong>6% degli italiani</strong>&nbsp;— un’avanguardia digitale giovane e istruita. Li usano soprattutto per approfondire notizie già incontrate (41%) e per orientarsi tra le fonti (26%), più che per ricevere gli ultimi aggiornamenti. Un utilizzo che rispecchia la stessa domanda di spiegazione e contesto che emerge dai dati sui creator.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La quota di chi paga per l’informazione online scende all’<strong>8%</strong>&nbsp;— metà del valore del 2016. Ma tra i paganti, chi ha sottoscritto un abbonamento continuativo almeno mensile passa dal&nbsp;<strong>31% del 2025 al 43% del 2026</strong>. I più giovani mostrano maggiore apertura verso formule digitali. Le motivazioni rivelano qualcosa di strutturale: alle ragioni pratiche si affiancano motivazioni ideali indicate dal&nbsp;<strong>38% dei paganti</strong>, come sostenere il giornalismo o garantire l’accesso gratuito ad altri. Chi paga non acquista un prodotto o un’utilità: sostiene un progetto in cui ripone fiducia. La sostenibilità del giornalismo passa dalla qualità della relazione con il pubblico, prima ancora che dal numero di abbonati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il&nbsp;<strong>55% degli italiani</strong>&nbsp;preferisce fonti prive di un particolare punto di vista. Questa domanda di imparzialità convive però con giudizi severi sulla copertura dei grandi temi: su tutti gli argomenti considerati, i giudizi negativi superano ampiamente quelli positivi. Il caso più critico riguarda l’<strong>immigrazione</strong>&nbsp;(44% di valutazioni negative contro 11% di positive). Il&nbsp;<strong>32% degli italiani</strong>&nbsp;considera i politici molto influenti sull’informazione — percentuale che sale al 69% sommando anche chi li ritiene&nbsp;<em>“abbastanza”</em>&nbsp;influenti.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Che cosa è la Generative Engine Optimization o GEO e come funziona</title>
		<link>https://www.novajo.it/2026/05/28/che-cosa-e-la-generative-engine-optimization-o-geo-e-come-funziona/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Novajo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 09:16:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Business]]></category>
		<category><![CDATA[Digitale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.novajo.it/?p=42169</guid>

					<description><![CDATA[La Generative Engine Optimization, o GEO, è l’insieme di tecniche che serve a rendere un contenuto più comprensibile, utile e citabile dai motori di ricerca basati sull’intelligenza artificiale generativa, come ChatGPT, Gemini o altri sistemi simili. In pratica, non si lavora solo per comparire tra i risultati di Google, ma per aumentare le probabilità che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Generative_engine_optimization">Generative Engine Optimization, o GEO</a>, è l’insieme di tecniche che serve a rendere un contenuto più comprensibile, utile e citabile dai motori di ricerca basati sull’intelligenza artificiale generativa, come ChatGPT, Gemini o altri sistemi simili. In pratica, non si lavora solo per comparire tra i risultati di Google, ma per aumentare le probabilità che un testo venga selezionato e usato nelle risposte prodotte dall’AI</p>
<p>Che cos’è la GEO</p>
<p>La GEO nasce dall’evoluzione della ricerca online: gli utenti non si limitano più a digitare parole chiave, ma fanno domande complete e si aspettano una risposta diretta. Secondo le fonti consultate, la GEO non sostituisce la SEO tradizionale, ma la affianca e la adatta al nuovo modo in cui le informazioni vengono cercate e presentate.</p>
<p>In questo scenario, il contenuto non deve solo essere ben posizionato, ma anche facile da interpretare per un sistema generativo. Per questo contano molto chiarezza, autorevolezza, struttura logica e presenza di informazioni verificabili.</p>
<p>Come funziona</p>
<p>I motori generativi non leggono un testo come farebbe un umano: lo analizzano in modo semantico, cercando di capire il significato delle frasi, il contesto e le relazioni tra i concetti. Quando un sistema AI costruisce una risposta, può recuperare informazioni da fonti esterne, sintetizzarle e riformularle in linguaggio naturale, soprattutto nei modelli che usano il recupero di dati in tempo reale, come nelle architetture RAG.</p>
<p>Per essere più facilmente usato da questi sistemi, un contenuto deve quindi offrire risposte chiare a domande precise, con titoli ben organizzati, paragrafi brevi, dati attendibili e riferimenti riconoscibili. Le AI tendono a preferire testi che presentano una struttura pulita e una forte coerenza tematica.</p>
<p>Differenza con la SEO</p>
<p>La SEO tradizionale punta a migliorare il posizionamento nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca, mentre la GEO mira a far emergere il contenuto dentro risposte generate dall’AI. La differenza principale è quindi nel punto di arrivo: nella SEO l’obiettivo è il clic, nella GEO è la citazione o l’inclusione nella risposta sintetica.</p>
<p>Questo non significa abbandonare le pratiche SEO classiche. Al contrario, molte basi restano valide: contenuti di qualità, autorità del sito, chiarezza espositiva e coerenza delle fonti. La GEO si inserisce sopra questo livello, rendendo il contenuto più adatto ai nuovi sistemi di ricerca conversazionale.</p>
<p>Elementi utili</p>
<p>Per rendere un testo più “GEO-friendly”, aiutano alcuni accorgimenti pratici. Tra i più importanti ci sono:</p>
<p>&#8211; Rispondere subito alla domanda principale.<br />
&#8211; Usare titoli e sottotitoli chiari.<br />
&#8211; Scrivere in modo semplice ma preciso.<br />
&#8211; Inserire dati, esempi e fonti verificabili.<br />
&#8211; Evitare frasi troppo vaghe o dispersive.<br />
&#8211; Mantenere una forte coerenza tra titolo, contenuto e intenti di ricerca.</p>
<p>Un esempio concreto: se un utente chiede “cos’è la GEO”, un articolo ben ottimizzato dovrebbe dare subito una definizione, poi spiegare come funziona, in cosa differisce dalla SEO e quali sono le strategie pratiche per applicarla. Questo formato rende il testo più facile da riassumere e da utilizzare per un assistente AI.</p>
<p>Perché conta oggi</p>
<p>La GEO sta diventando importante perché una parte crescente della ricerca online avviene dentro strumenti di intelligenza artificiale, non soltanto nei motori di ricerca tradizionali. Di conseguenza, aziende, editori e professionisti della comunicazione devono pensare non solo a farsi trovare, ma anche a farsi comprendere e selezionare dalle AI.</p>
<p>Per chi produce contenuti, questo significa curare ancora di più la qualità editoriale. Un testo ben scritto, affidabile e ben strutturato ha più probabilità di essere usato sia da Google sia dai sistemi generativi, che oggi stanno cambiando il modo in cui le persone cercano informazioni online.</p>
<p>In sintesi</p>
<p>La GEO è l’ottimizzazione dei contenuti per i motori di ricerca generativi. Funziona rendendo i testi più chiari, strutturati, attendibili e facilmente interpretabili dalle intelligenze artificiali, senza sostituire la SEO ma evolvendola in una direzione più conversazionale e basata sulle risposte.</p>
<p>Posso anche trasformare questo testo in un articolo giornalistico più scorrevole, con taglio divulgativo per un pubblico senior o per un sito di informazione locale.</p>
<p>Vuoi utilizzare nella tua azienda la Generative Engine Optimization o GEO ? Novajo può aiutarti. <a href="https://www.novajo.it/blog/contatti/">Contattaci per saperne di più</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>CyberMind: AI e sicurezza digitale, un evento a Torino il 29 maggio</title>
		<link>https://www.novajo.it/2026/05/23/cybermind-ai-e-sicurezza-digitale-un-evento-a-torino-il-29-maggio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Novajo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 01:38:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.novajo.it/?p=42178</guid>

					<description><![CDATA[Venerdì 29 maggio 2026 Vittorio Pasteris, direttore di Quotidiano Piemontese e presidente di Novajo coordinerà e modererà un evento della Future Week Torino dal titolo CyberMind: AI e sicurezza digitale, dedicato a comprendere, con uno sguardo chiaro e accessibile, come l’intelligenza artificiale stia trasformando il mondo della sicurezza informatica. Durante l’incontro si alterneranno speaker provenienti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì 29 maggio 2026 Vittorio Pasteris, direttore di Quotidiano Piemontese e presidente di Novajo coordinerà e modererà un evento della Future Week Torino dal titolo CyberMind: AI e sicurezza digitale, dedicato a comprendere, con uno sguardo chiaro e accessibile, come l’intelligenza artificiale stia trasformando il mondo della sicurezza informatica.</p>
<p>Durante l’incontro si alterneranno speaker provenienti da ambiti diversi — accademici, manager, formatori e divulgatori — che porteranno esperienze concrete e punti di vista complementari.</p>
<p>Attraverso interventi dal taglio divulgativo, verrà spiegato in modo semplice come l’AI possa diventare uno strumento efficace per il monitoraggio delle minacce, la prevenzione dei rischi e la difesa dai cyber attacchi. Dalla capacità di analizzare grandi quantità di dati in tempo reale fino all’identificazione precoce di anomalie e comportamenti sospetti, i partecipanti scopriranno come queste tecnologie siano già oggi parte integrante delle strategie di sicurezza.</p>
<p>Gli speaker partecipanti</p>
<ul>
<li>Simona Alfiero Professore associato Università di Torino</li>
<li>Mauro Alovisio Avvocato Università di Torino</li>
<li>Paolo Dal Checco Consulente informatico</li>
<li>Angelo Saccà Dirigente Università di Torino</li>
<li>Vittorio Pasteris Giornalista e imprenditore</li>
<li>Laura Marengo Avvocato Unioni Industriale</li>
<li>Fabiola Silvestri Formatore</li>
<li>Giacomo Tassone Confindustria Cuneo</li>
<li>Fabio Ciravegna Professore Ordinario Università di Torino</li>
<li>Paola De Vincentiis Professore Ordinario Università di Torino</li>
<li>Claudio Ruffini Presidente Augeos SPA</li>
<li>Sergio Bianchi Direttore Confservizi Nord Ovest</li>
</ul>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
