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	<description>Il futuro della comunicazione</description>
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		<title>Secondo il Censis in Italia i vecchi giornali vanno a morire e il futuro è dei media &#8211; comunità locali</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2014 14:12:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Secondo il Censis Oggi in Italia si vende poco più della metà delle copie di quotidiani che si vendevano venticinque anni fa. Siamo passati da poco meno di 7 milioni di copie giornaliere nel 1990 a meno di 4 milioni. La quota di italiani che fanno a meno dei mezzi a stampa nella propria dieta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.novajo.it/blog/wp-content/uploads/2014/12/censis.jpeg"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-245 alignright" src="https://www.novajo.it/blog/wp-content/uploads/2014/12/censis-300x128.jpeg" alt="censis" width="300" height="128" srcset="https://www.novajo.it/wp-content/uploads/2014/12/censis-300x128.jpeg 300w, https://www.novajo.it/wp-content/uploads/2014/12/censis.jpeg 343w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><a href="http://www.censis.it/censis/browse/7?shadow_comunicato_stampa=120995" target="_blank" rel="noopener">Secondo il Censis</a></p>
<blockquote><p>Oggi in Italia si vende poco più della metà delle copie di quotidiani che si vendevano venticinque anni fa. Siamo passati da poco meno di 7 milioni di copie giornaliere nel 1990 a meno di 4 milioni. La quota di italiani che fanno a meno dei mezzi a stampa nella propria dieta mediatica è salita a quasi la metà della popolazione (il 47%). Il 20,8% degli italiani legge i quotidiani online e il 34,3% i siti web di news. Una domanda di informazione così radicalmente mutata ha determinato un cambio di paradigma anche all&#8217;interno delle redazioni giornalistiche. Si registrano flessioni nel numero dei giornalisti occupati in tutti i segmenti del settore editoriale. Nel 2013 il calo più pronunciato si è avuto nei periodici (-7,7%), poi nei quotidiani (-5,6%) e nelle agenzie di stampa (-3,9%). In media, il ridimensionamento della forza lavoro giornalistica è stato del 6,1% rispetto all&#8217;anno precedente. Tra il 2009 e il 2013 il numero dei giornalisti fuoriusciti dall&#8217;editoria giornalistica è stato di 1.662 unità, di cui 887 nell&#8217;area dei quotidiani (-13,4%) e 638 in quella dei periodici (-19,4%). E se gli iscritti all&#8217;Ordine dei giornalisti restano sostanzialmente invariati (112.046 contro i 110.966 del 2011, con un aumento dell&#8217;1% circa), sono cambiate però le condizioni alle quali i giornalisti lavorano. Tra il 2000 e il 2013 si è ridotto il lavoro dipendente (-1,6%) ed è cresciuto quello autonomo (+7,1%). Se nel 2000 il lavoro autonomo era svolto da poco più di 1 giornalista su 3, nel 2012 i giornalisti freelance sono diventati 3 su 5.</p>
<p>Nelle realtà locali si è affermato un marcato policentrismo degli strumenti mediatici a disposizione dei cittadini, che passa dal recupero delle testate locali alla sperimentazione delle tante forme di web community. A livello locale si contano più di 500 televisioni attive, oltre 1.000 emittenti radio, più di un centinaio di quotidiani, una miriade di testate web e blog. L&#8217;apprezzamento del pubblico verso questo tipo di informazione emerge con evidenza dai dati dell&#8217;indagine del Censis. L&#8217;82,4% degli italiani dichiara di aver fatto ricorso a un mezzo di informazione locale negli ultimi sette giorni. Resta la televisione il dominus della scena mediatica anche a livello locale. Con il 68,9% di utenti, il tg regionale della Rai è il mezzo più usato. Seguono le tv locali private, con il 51,6% di utenza, e i quotidiani locali (40,2%), che si confermano il terzo mezzo più seguito. Le radio locali sono seguite da poco più di un terzo della popolazione (37,4%). L&#8217;utenza delle testate locali online si attesta all&#8217;11,8%. Sono significativi i giudizi espressi dagli italiani in merito alle qualità dei media locali. I soggetti più istruiti, diplomati e laureati, li apprezzano perché li sentono più vicini alla loro realtà quotidiana (69%), perché forniscono notizie utili (39,8%) e perché è più facile entrare in contatto con le loro redazioni (23,1%), a testimonianza di un interesse verso i mutamenti in corso nel territorio in cui inserirsi attivamente, nonché di una necessità di avere un rapporto diretto con i soggetti territoriali (associazionismo sociale, rappresentanze imprenditoriali e categoriali, amministrazioni pubbliche come Regioni, enti locali, ecc.). Le persone meno istruite li considerano più credibili (23,7%) e in questi media cercano soprattutto un&#8217;informazione più semplice e vicina.</p></blockquote>
<p><span id="more-244"></span></p>


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