Da oltre un anno l’Unione Europea si è dotata di uno strumento normativo pensato per proteggere l’indipendenza dei media e il pluralismo dell’informazione: l’European Media Freedom Act (EMFA) in italiano Regolamento europeo sulla libertà dei media. Si tratta di Un regolamento che punta a rafforzare le tutele per giornalisti ed editori in tutti gli Stati membri, ma la cui applicazione concreta sta procedendo tra ritardi, resistenze politiche e prime tensioni con alcuni governi nazionali, Italia compresa.

Cos’è l’EMFA e quando è entrato in vigore

L’European Media Freedom Act è il Regolamento (UE) 2024/1083, approvato dal Parlamento europeo l’11 aprile 2024 con 464 voti favorevoli, 92 contrari e 65 astensioni, dopo essere stato proposto dalla Commissione europea nel 2022. Il testo è entrato formalmente in vigore il 7 maggio 2024, ma la maggior parte delle sue disposizioni è diventata pienamente applicabile solo l’8 agosto 2025, con l’eccezione dell’articolo 20, che segue un calendario diverso.

Si tratta del primo quadro normativo comune a livello europeo dedicato specificamente alla tutela dei media, pensato per integrare — e non sovrapporsi — ad altri strumenti già esistenti come il Digital Services Act.

Gli obiettivi principali

L’EMFA nasce per rispondere a preoccupazioni crescenti legate alla politicizzazione dei media, alla scarsa trasparenza sulla proprietà degli organi di informazione e alla distribuzione poco chiara della pubblicità statale ai diversi editori. Tra i principali obiettivi del regolamento figurano:

  • garantire ai fornitori di servizi media una maggiore libertà editoriale, imponendo agli Stati membri di rispettarla effettivamente;
  • proteggere le fonti giornalistiche e le comunicazioni riservate, anche di fronte a minacce nei confronti dei giornalisti o all’uso illegittimo di software spia (spyware);
  • favorire l’operatività transfrontaliera dei fornitori di servizi media all’interno del mercato unico europeo;
  • accompagnare i media nella trasformazione digitale del settore;
  • aumentare la trasparenza del mercato, in particolare sulla proprietà editoriale e sull’assegnazione della pubblicità statale;
  • rafforzare il ruolo e la cooperazione tra le autorità di regolamentazione dei media nei diversi Paesi membri, anche in relazione ai temi che riguardano lo spazio informativo dell’Unione.

Il regolamento si affianca inoltre agli strumenti già previsti dalle regole europee sulla concorrenza e sugli aiuti di Stato, che da sole non erano ritenute sufficienti ad affrontare gli effetti della concentrazione del mercato sul pluralismo dei media né la distribuzione non equilibrata delle risorse pubbliche verso gli editori.

Un’applicazione a rilento negli Stati membri

Nonostante l’entrata in vigore, diverse organizzazioni che si occupano di libertà di stampa segnalano che il recepimento dell’EMFA da parte dei singoli Stati membri procede a rilento. Il 6 febbraio 2026 la Commissione europea ha pubblicato linee guida ufficiali per aiutare i governi nazionali a implementare correttamente il regolamento, un segnale che testimonia le difficoltà applicative riscontrate nei primi mesi.

Il rapporto Media Freedom Report 2026 pubblicato dall’organizzazione Liberties evidenzia come, nonostante le aspettative legate all’adozione dell’EMFA e della direttiva Anti-SLAPP, l’attuazione lenta e spesso solo formale abbia reso finora limitato l’impatto reale delle nuove norme. Tra i problemi che il rapporto segnala come ancora diffusi in diversi Paesi dell’Unione figurano la crescente concentrazione della proprietà dei media, strutture proprietarie poco trasparenti, la politicizzazione della pubblicità statale e le interferenze politiche nei media di servizio pubblico e nelle autorità di regolamentazione.

Anche la Commissione europea, nel suo Rapporto sullo Stato di diritto 2026 pubblicato il 17 luglio, ha sottolineato come l’indipendenza dei media di servizio pubblico dalle interferenze politiche e l’accesso a finanziamenti adeguati, sostenibili e prevedibili siano ormai obblighi giuridici previsti dall’EMFA che necessitano di una piena applicazione. L’Unione europea delle radiotelevisioni (EBU) ha accolto con favore queste conclusioni, chiedendo un rafforzamento del monitoraggio sul tema dei media all’interno dei futuri rapporti sullo Stato di diritto.

Il caso Italia

In Italia l’entrata in vigore dell’EMFA, nell’agosto 2025, ha generato un acceso dibattito politico. Diverse sigle sindacali e testate hanno segnalato che il nostro Paese non avrebbe ancora pienamente recepito le disposizioni del regolamento, esponendosi al rischio di procedure sanzionatorie da parte dell’Unione europea.

Le prossime tappe

L’EMFA rimane, ad oggi, uno dei pilastri normativi su cui l’Unione europea punta per arginare il declino del pluralismo informativo denunciato da più osservatori negli ultimi anni. Il suo effettivo successo dipenderà però in larga misura dalla volontà politica dei singoli governi nazionali di recepirne integralmente le disposizioni e dalla capacità della Commissione europea di far rispettare, anche attraverso eventuali procedure di infrazione, le norme vincolanti previste dal regolamento.